LA NOTTE DEL GIUDIZIO, la rencensione

LA NOTTE DEL GIUDIZIO, la rencensione Vittime o Carnefici? Lo sfogo potrebbe essere la soluzione al concetto di Ultra Violenza di Stanley Kubrick? Probabilmente James DeMonaco, sceneggiatore e regista del...

LA NOTTE DEL GIUDIZIO, la rencensione

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Vittime o Carnefici? Lo sfogo potrebbe essere la soluzione al concetto di Ultra Violenza di Stanley Kubrick? Probabilmente James DeMonaco, sceneggiatore e regista del film, non si è posto questa e nessun altra domanda, infatti il film non da (per scelta?) nessuna risposta.

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ATTENZIONE: La recensione contiene SPOILER

Nel 2022 l’America ha risolto il problema della violenza e della criminalità, ha istituito la notte dello sfogo (non del giudizio). Solo per quella notte, per quelle dodici ore, tutti i crimini non verranno sanzionati così da permettere a chiunque di purificarsi e di sfogare la rabbia e le frustrazioni accumulate durante l’anno. Tutte le famiglie benestanti che scelgono di non partecipare possono permettersi di ripararsi in casa con un sistema di protezione avanzato, i poveracci verranno trucidati da chi, per quella notte, si traveste da carnefice. Una delle famiglie (i Sandin) di un quartiere lussuoso si ritrova per caso immischiata nello sfogo! Il minore dei Sandin, Charlie (interpretato da Max Burkholder) si impietosisce davanti un ragazzo di colore che, inseguito, cerca aiuto, e gli permette di entrare in casa per proteggersi. Il gruppo di ragazzi pazzoidi che lo inseguiva minaccia i Sandin di ucciderli tutti se non gli restituiranno la loro preda prescelta.

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Il film ha un concetto molto interessante che può far nascere delle domande e delle riflessioni a uno spettatore attento. Purtroppo lo stesso concetto non aiuta il regista a fornire una sua interpretazione, poichè non riesce a esprimersi attraverso personaggi un po’ confusi e non del tutto caratterizzati. Diversi sono gli aspetti  superficiali infatti, lì dove il film avrebbe potuto prendere una piega drammatica, ne prende una thriller.

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James DeMonaco ha curato molto attentamente l’aspetto horror. Costruendo una buona ed efficace messa in scena è riuscito a imprimere ritmo alla pellicola, seppure la location sia una sola (casa Sandin). La regia, fatta di continui primi piani e inquadrature al dettaglio, è tipicamente horror, e raggiunge lo scopo di far sobbalzare lo spettatore in poltrona. Aiutano delle godibili musiche e un’atmosfera da “tutti contro tutti” che da la sensazione, giusta, che anche i componenti della famiglia protagonista possano morire.

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La notte del giudizio (The Purge) non ha nessuna evidente sbavatura, ma proprio per la mancanza di risposte o di veri punti di vista il film abbandona la tematica di fondo per le scene horror/action. Tutti i personaggi della famiglia Sandin cambiano idea sulla notte del giudizio, nessun personaggio da la sensazione di essere il punto di vista o il riferimento per lo spettatore che, confuso o annoiato, assiste a una morte dopo l’altra. Il finale è il vero punto interrogativo e forse la parte più debole del film.
Dopo la morte del capofamiglia (interpretato da Ethan Hawke), moglie e figli restano in balia del gruppo di giovani assassini ma vengono salvati dai vicini che (colpo di scena?), invidiosi del loro successo economico e del fatto che si sono costruiti una casa più grande, vogliono approfittare dello sfogo per ucciderli e purificarsi l’anima dall’invidia che li pervade. Il ragazzo di colore, che era stato salvato dai Sandin quella notte, rispunta dal nulla per salvare Mary (Lena Headey) e i suoi due figli. Mary, che ha letteralmente il coltello dalla parte del manico, nonostante sia stata a un passo dalla morte, perdona (?) i vicini e dichiara di non volere vedere più morti per quella notte, così aspettano le sette della mattina. Nonostante la grazia concessa, la vicina capogruppo tenta di rubare il fucile a Mary per completare la sua missione. Ovviamente non ci riesce e il film termina con il rapporto dei telegiornali sulla notte dello sfogo.

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È un finale insipido. Mary non vuole più che nessuno muoia, una reazione poco realistica, dato che ha pianto e supplicato per non far uccidere i propri figli. Questa grazia ha fatto ricredere i vicini sul suo buon animo? No, perché in ogni caso la vicina le avrebbe strappato il fucile e l’avrebbe uccisa. Chi le vieterà di riprovarci il prossimo anno? La morte del marito a cosa è servita? Quell’anello che ha indossato per quella notte e che abbiamo visto più volte inquadrato, cosa simboleggia?

Il mio finale
Avrei certamente dato al film un taglio più drammatico che horror, in seconda battuta avrei ucciso tutti i membri della famiglia tranne il personaggio di Ethan Hawke. La mattina dopo le sette, dopo che lo sfogo era terminato, avrei fatto commettere un omicidio finale a James Sandin, avrebbe ucciso il capo della banda dei ragazzi psicopatici. Il film si sarebbe chiuso con James Sandin (Ethan Hawke) in carcere come un uomo che ha perso tutto. L’omicidio commesso dopo le sette avrebbe posto dei punti di domanda ben più grossi sull’utilità della notte dello sfogo e si poteva chiudere con un talk show in TV che ne discuteva.

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Il film è costato appena 3 milioni di dollari, ne ha incassati quasi 80 in tutto il mondo ed è ancora in programmazione. Possiamo tranquillamente aspettare un sequel!

Se avete visto il film scrivetemi pure, nei commenti, come lo avreste chiuso, se vi è piaciuto e che ne pensate del mio finale. Grazie.

Recensione a cura di Bigdrugo.

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