LUCY, la recensione.

Questa recensione non contiene spoiler. Luc Besson torna dietro la macchina da presa per Lucy, un action sci-fi degno dell’autore di Léon e Il quinto elemento. Negli anni novanta Luc...

Questa recensione non contiene spoiler. Luc Besson torna dietro la macchina da presa per Lucy, un action sci-fi degno dell’autore di Léon e Il quinto elemento.

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Negli anni novanta Luc Besson stupiva tutti con i suoi nuovi action, Nikita (1990) e Léon (1994) su tutti mettevano in mostra un talento tangibile nelle immagini e nelle sequenze action piene di brio e colori. L’apice del successo economico lo raggiunge con Il quinto elemento nel 1997 ma poi dopo aver fondato la sua società di produzione e distribuzione EuroCorp si dedica per lo più a produzioni e sceneggiature scomparendo così dalla ribalta del genere action. Finalmente oggi possiamo metaforicamente riabbracciarlo al cinema con Lucy che a giudicare dal trailer potevamo immaginare come un reboot/rivisitazione di Nikita in chiave moderna, ma c’è di più…

Fin dalla prima scena si ha la sensazione di poter assistere a qualcosa di intrigante e per nulla semplice sapendo già che l’azione non mancherà. Luc Besson non tradisce le aspettative e ci regala un film denso di significati e di metafore. La sequenza iniziale con il montaggio alternato tra animali e uomini è semplicemente geniale. La presenza costante della natura come controparte costruttiva e distruttiva allo stesso tempo è decisamente calzante.
Il racconto è ben strutturato e si equilibra ottimamente tra le risposte che da e le domande che pone, lasciando interrogativi motivi di discussione per lo spettatore.

Luc Besson è tornato quindi. La regia è sempre all’avanguardia e alcune scene d’azione sono mozzafiato, nonostante il film non sia in 3D la scena della corsa in auto per Parigi vi farà comunque spostare la testa per evitare di finire sotto una delle vetture! La messa in scena e la scelta delle inquadrature sono il vero cuore del film che ha il viso e il corpo di Scarlett Johansson: perfetta nel ruolo. Riesce a mostrarsi emozionata e a emozionare con una telefonata per poi risultare assolutamente apatica e con uno sguardo calamita. Scegliete di vederlo al cinema e ve ne innamorerete ancora una volta. L’augurio è che Besson non ci faccia aspettare altri svariati anni per mettersi dietro la macchina da presa.

Recensione a cura di Giuseppe Benincasa (@giuseppebeninc)

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