SUBURRA – La recensione

In Suburra la speranza non è di casa!

Da anni la maggior parte dei film italiani, non stupiscono per regia, e ancor meno per le storie raccontate, risultano piatti e ripetitivi senza ritmo e narrano storie trite e ritrite, ma in questo deserto di idee e di creatività, qualche rara volta si scopre un oasi. Questo è il caso di Suburra di Stefano Sollima, regista di successo grazie a opere sia televisive che cinematografiche,  che prendendo spunto dal romanzo omonimo, di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, trasforma in un film di grande impatto visivo ed emotivo. Grazie all’ottima regia, fotografia e a un comparto di effetti audio davvero notevoli per un film italiano grazie anche ai protagonisti tra i quali: Elio Germano, Claudio Amendola, Pierfrancesco Favino e Greta Scarano.

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Siamo in una Roma contemporanea (2011) una sovra impressione comunica allo spettatore che mancano sette giorni all’Apocalisse. Ma non sarà l’Apocalisse biblica, sarà un apocalisse che colpirà il mondo del crimine e della politica a esso legato, e ciò non accadrà per l’intervento di un tutore dell’ordine o di un coraggioso cittadino, ma a causa di faide interne alla malavita scatenata inconsapevolmente da una notte brava di un onorevole, “perfetto” padre e marito, finita molto male, che da bravo politico sceglierà di non voler affrontare i problemi ma di lasciarli risolvere agli altri.

Questa in breve la trama nella quale si muovono i vari protagonisti, tutti negativi, tutti incapaci di prendersi alcuna responsabilità delle loro azioni, ma tutti accomunati da due unici contrastanti fattori: la sete di denaro e la fede in Dio, si avete letto bene la fede nel Dio Cristiano. In tutto il film si sprecheranno croci, altarini alla madonna, e altre simbologie cristiane, come se Dio vegliasse sulla loro fame di potere! La certezza è che ciò non li salverà.

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Al di fuori di criminali, politici, alti prelati corrotti, prostitute, drogate, PR vili e meschini,  sembra non esserci altro  essere vivente a Roma. I comuni cittadini sembrano essere più degli agnelli da macello (la scelta della parola agnello non è casuale)  esistono solo per arricchire sempre di più i protagonisti del film, anche quando si suicidano.  Mentre i tutori dell’ordine, se escludiamo la comparsa di un vigile, sono totalmente assenti. Ormai siamo in un Far West abbandonato a se stesso senza nessun sceriffo buono a salvare la città e chi dovrebbe vegliare, il politico di turno urina sprezzante da un balcone sulla città. Significativa una battuta dell’onorevole Malgradi, interpretato da Pierfrancesco Favino:

“Io sono un onorevole del Parlamento italiano e me ne fotto della magistratura…”


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Risulterà incredibile che Sollima, paradossalmente, mostra una speranza in questo inferno di disperazione. Infatti come detto all’inizio vi sarà l'”Apocalisse” che colpirà il mondo criminale, ed effettivamente alla fine del film avremo sconvolgenti eventi che muteranno un po’ tutto lo scenario. L’unico rammarico è che nella realtà tutto ciò non è ancora accaduto e nessuna Apocalisse fino a oggi ha mai colpito il mondo del crimine.

Suburra non è solo un’ottima rappresentazione della nostra triste e degradata società è anche un ottimo action movie. Sollima si dimostra innovatore, per il cinema italiano, per molte scene di azione. A esempio la fuga di Viola dopo l’omicidio nel centro benessere, come la sparatoria al centro commerciale. Le scene sono girate sempre con sicurezza e decisione, e inoltre non possiamo non fare un nota di merito agli effetti speciali audio, incredibilmente reali e pieni nella loro espressione, e ciò è una piacevolissima novità nel panorama italiano che da sempre è stato carente per la parte FX audio.

A chi consigliare Suburra? A tutti gli amanti del buono cinema, a chi vuole riavvicinarsi al cinema italiano per scoprire che forse il nostro cinema ha ancora una speranza, che potrebbe essere la guida per altri, a chi vuole che si tenga memoria degli eventi malavitosi accaduti nel nostro paese in opera non patinata, senza censure creative, con un incontenibile rabbia verso il terribile destino che una classe politica debole e prezzolata ha portato nel nostro paese.
A chi non consigliarlo? A tutti quelli che non vogliono vedere in faccia la realtà e che sperano che siano sempre gli altri a risolvere i loro problemi, ma come dice il samurai: ” per questo c’è sempre un prezzo da pagare.”

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