Agli Oscar con La La Land abbiamo perso tutti.

una notte horror da Oscar.

All’89° cerimonia degli Oscar vince una sconfitta.

Dopo le nomination agli Oscar nel 2016 il regista afroamericano Spike Lee innescò una polemica che nessuno poteva prevedere avesse risultati così catastrofici per la credibilità dell’Academy Awards. L’anno scorso infatti, Spike Lee ha dichiarato di non voler presenziare alla cerimonia degli Oscar come forma di protesta contro l’assenza di “nomination di colore”, scatenando l’hashtag #OscarSoWhite.

Spike Lee accepts an honorary Oscar at the Governors Awards at the Dolby Ballroom on Saturday, Nov. 14, 2015, in Los Angeles. (Photo by Chris Pizzello/Invision/AP)

Il regista era stato premiato con un Oscar onorario alla carriera. In precedenza non ha mai vinto. Questa la sua dichiarazione lasciata tramite social network:

“Mia moglie Tonya Lewis Lee e io non parteciperemo alla Cerimonia degli Oscar a febbraio. Non possiamo partecipare e non vogliamo mancare di rispetto ai nostri amici, al presentatore Chris Rock e al produttore Reggie Hudlin, al Presidente Isaacs e all’Academy. Però, per il secondo anno consecutivo, tutti i 20 candidati alle categorie della recitazione sono bianchi. Come è possibile? Per non parlare delle altre categorie. 40 attori bianchi in due anni. Non sappiamo recitare? … Il Dottor King ha detto “Verranno tempi in cui un uomo dovrà prendere una posizione che non è prudente né politica né popolare, ma dovrà agire perché la coscienza gli dice che è giusto”. Per troppe volte, quando le nomination vengono annunciate, il telefono del mio ufficio squilla perché i media che chiedono la mia opinione sulla mancanza di afro-americani e quest’anno non è stato diverso…Tra l’altro, gli Academy Awards non sono il “vero” luogo in cui combattere questa battaglia. La battaglia è negli uffici degli studios di Hollywood e i quelli delle televisioni. È lì che viene deciso tutto. Sono loro che hanno il diritto di dare la luce verde… la verità è che finché non saremo in quelle stanze, le nomination agli Oscar resteranno bianche“.

A quanto pare la concomitanza del suo premio ad honorem e la mancanza di candidature importanti per il film “Straight Outta Compton”, che quell’anno non vinse nulla in nessun’altra cerimonia, scatenarono in lui il desiderio di fare polemica. Le sue dichiarazioni furono però appoggiate da attori come Mark Ruffalo, George Clooney e Will Smith. Si è parlato di boicottaggio nei confronti degli afroamericani e addirittura di razzismo.

(Cheryl Boone Isaacs – Photo by Valerie Macon/Getty Images)

La prima sconfitta, enorme, si ebbe con la dichiarazione della presidentessa afroamericana dell’Academy: Cheryl Boone Isaacs. La quale disse che era frustrata dalla mancanza di diversità all’interno dei membri dell’Academy. Oltre il 70% infatti erano bianchi.

Ma ammettere il problema significa farlo esistere e implicitamente ammettere che le edizioni passate degli Oscar non hanno tenuto in considerazione gli afroamericani. Ancora peggio, si tratta di un’ammissione di razzismo. La presidentessa Isaacs avrebbe potuto sostenere che le scelte sono guidate da ragioni artistiche e non dal colore della pelle.

Il 2015 e il 2016 senza attori afroamericani è stato un caso.

Nel 2014 il premio al miglior film è andato a una pellicola che parlava di segregazione razziale (12 anni schiavo). L’afroamericano Chiwetel Ejiofor è stato nominato come miglior attore protagonista, così come l’attore di colore Barkhad Abdi (Captain Philips). L’attrice, sconosciuta al grande pubblico, Lupita Nyong’o ha vinto il premio come miglior attrice non protagonista. L’anno precedente fu nominato Denzel Washington tra i protagonisti per “Fight”. L’anno prima ancora (2012) The Help ottenne molte nomination tra cui quella di Viola Davis e Octavia Spencer che vinse la statuetta. Inoltre negli anni passati sono stati premiati svariate volte registi di origine messicana. E potremmo proseguire ancora a ritroso nel tempo. Se nel 2015 e nel 2016 gli afroamericani non hanno ricevuto nomination è perché non sono stati all’altezza, così come moltissimi attori bianchi che non sono rientrati nella lista dei candidati.

La rivoluzione messa in atto tra l’88° edizione e l’ultima consisteva nell’inserimento di oltre 650 nuovi membri (un record). Tra questi molte donne e uomini afroamericani. Alcuni di questi sono il nuovo premio Oscar Mahershala Ali, Chadwick Boseman il Pantera nera dell’Universo Cinematografico Marvel, John Boyega uno dei nuovi protagonisti della saga di Star Wars, Idris Elba, Michael B. Jordan e molti altri. Tralasciando il metodo di votazione che come ogni manifestazione può essere criticato… (ma voi vi immaginate questi attori a visionare centinaia di film per poterli valutare attentamente?) passiamo all’infausta notte degli Oscar, ovvero alla 89° edizione segnata da errori e imbarazzo. Dopo questa rivoluzione, la situazione di quest’anno vedeva almeno un attore afroamericano in ognuna delle quattro categorie dedicate alle interpretazioni. Con una conseguente distribuzione equa dei premi.

Aggiungete a tutto questo che il sistema Hollywood è schierato apertamente contro il presidente Trump. L’unico che lo ha appoggiato in campagna elettorale definendolo “sincero” è stato Clint Eastwood il cui film “Sully” è stato snobbato dalle categorie che contano. Dopo la messa in atto della legge Trump che vietava l’ingresso negli stati uniti da 7 paesi tra cui l’Iran (Muslim Ban) si scatenò proprio la polemica per il regista iraniano Asghar Farhadi che aveva un film candidato. Il regista non si presenta per protesta, Hollywood lo appoggia e gli consegna l’Oscar per il suo film “Il Cliente”. Purtroppo ciò non giova a nessuno e fa passare in secondo piano il lavoro egregio del regista. Mahershala Ali, l’attore che ha vinto il premio Oscar per la sua interpretazione di pochi minuti in Moonlight è il primo musulmano a vincere il premio.

Passiamo a un finale da film horror dove viene sbagliata la consegna della busta al non colpevole Warren Betty. Viene poi eletto miglior film Moonlight. A mio avviso il peggiore dei nove film candidati. Ovviamente tutti davano per vincente, e giustamente, quel gioiellino di La La Land che aveva in potenza ben 14 nomination. La La Land un film che celebra il sogno di diventare protagonista di Hollywood, che celebra alcuni dei più significativi film del passato che ha una regia eccezionale, degli interpreti da favola e tutte le carte in regola per essere il miglior film. È il film che più arriva al pubblico, ha un messaggio universale. 14 nomination significano già un grande riconoscimento e il miglior film dell’anno è costruito soprattutto dalle categorie tecniche insieme al tris sceneggiatura, regia e montaggio. Categorie nelle quali La La Land è candidato. Un film che celebra Hollywood, girato a Los Angeles avrebbe vinto in ogni anno precedente.

Nel 2012, per esempio, vince The Artist, un film che celebra il cinema nel quale si balla e si sogna. Il film aveva grandi sfidanti tra cui “The Help” un film ambientato nel Mississippi del 1963 che racconta delle condizioni delle cameriere afroamericane. Oggi The Help avrebbe vinto. Perché è cambiato il contesto, il messaggio e quel meraviglioso posto che era la fabbrica dei sogni ha aperto le finestre per accogliere critiche e polemiche.

La vittoria di un film mediocre come Moonlight dimostra quanto sia fragile un sistema che può essere piegato da sterili polemiche per la paura di non fare torti a nessuno e forse per sensi di colpa sommersi. Eppure il più grande torto lo si fa all’intelligenza, all’arte e alla cultura di un popolo che non ha bisogno di premi per essere riconosciuto come pari. A partire dalla dichiarazione di Spike Lee, probabilmente frustrato dalla mancanza di vena artistica (non fa un film decente dal 2006), qui si demarca ancora maggiormente una linea tra bianchi e neri. Il rocambolesco epilogo dell’89° edizione della notte degli Oscar ha evidenziato tutto ciò. E con La La Land abbiamo perso tutti.

Categorie
CinemaWideNews

Le Ultime Novità: