The Journey – Il viaggio, la recensione in anteprima!

al cinema dal 30 marzo.

The Journey – Il viaggio dal 30 marzo al cinema.

The Journey – Il viaggio ripercorre lo storico incontro a St. Andrews, in Scozia, dei due leaders, Ian Paisley (Timothy Spall), protestante e Martin McGiunness (Colm Meaney), cattolico, per discutere uno storico accordo di pace al fine di siglare una tregua che continua ancora oggi. Rivali da una vita, a causa dell’inconciliabilità delle loro posizioni che vanno oltre la fede religiosa: Paisley è un acceso antipapista, reverendo e co-fondatore della Libera Chiesa Presbiteriana dell’Ulster, mentre McGiunness è stato uno degli esponenti dell’IRA.

Quando, nell’ottobre dl 2006, le trattative si trovano in una situazione di stallo, viene organizzato un incontro tra i governi della Gran Bretagna e i partiti politici nordirlandesi, nel tentativo di risolvere in modo pacifico la situazione tutt’altro che stabile nell’Irlanda del Nord.

I due nemici giurati sono costretti dalle circostanze e dal destino, ad intraprendere un viaggio in macchina insieme, che sarà ricco di imprevisti. Avranno la possibilità di confrontarsi e ripercorrere gli anni di militanza, quando il diverbio non era solo verbale ed in gioco c’era il destino di un intero Paese.

Un percorso nella conciliante natura scozzese che, dopo una serie di battute pungenti, apre spiragli nella barriera tra i due e diventa occasione di scoperta reciproca. Costretti a passare molte ore insieme, i due leader realizzeranno di non essere poi così diversi ed instaureranno una bizzarra relazione di amicizia, ricordata ancora oggi come “Chuckle Brothers”, che porterà ad un futuro di pace.

Nel film si parla di un passato molto recente e con un’atmosfera leggera, il tutto reso possibile dall’assenza di sangue e dal ruolo preponderante del dialogo.
I due sembrano vecchi amici che hanno litigato anni prima perché uno ha soffiato la fidanzatina all’altro: scherzano e si stuzzicano con una leggerezza veramente fuori luogo, lasciando lo spettatore un po’ spaesato a riflettere sulla importanza del tema trattato, quale la recente storia irlandese.

Si ride, ma in un progetto del genere bisogna stare molto attenti a non sbilanciarsi, in quanto è molto difficile indovinare come il tutto vada modulato, senza scivolare in un ritratto estremamente conciliante.

È accettabile che Nick Hamm (regista), nativo di Belfast e dunque ontologicamente sensibile alla causa, non prenda posizione, ma questa situazione non fornisce alcuna chiave di lettura all’intera vicenda, sminuendola da una serie di battibecchi che intendono sdrammatizzare il tutto, ma facendo venire meno il difficile equilibrio che si vuole raggiungere, in una situazione complessa, come i profondi dissidi tra le due parti in questione.
Tenendosi a distanza dal dramma politico, in The Journey, la gran parte della riuscita del film è affidata ai due protagonisti, Timothy Spall e Colm Meaney. I loro corpi e volti, capaci di espressioni, versi e sguardi sostitutivi di mille parole, catalizzano lo spettatore ancora più della storia.
Una pellicola che senza particolari velleità, vorrebbe mettere in scena come può concretizzarsi una pace possibile.

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