Wonder Woman la recensione in anteprima #1

dal 1° giugno al cinema

Wonder Woman l’eroina dei fumetti della DC prende di nuovo vita sullo schermo e ci accompagna in un’avventura ben oltre i confini della realtà.

Trama

Figlia della Regina delle Amazzoni, la piccola Diana si fa riconoscere sin da subito. All’inizio della pellicola veniamo a conoscenza di questa sua caparbietà, insita nel DNA sin dalla più tenera età. Questa continuerà a caratterizzarla lungo l’arco dell’intero film.
Probabilmente una delle parti più interessanti e coinvolgenti è proprio questa iniziale.
Scopriamo come le Amazzoni si tengano pronte per un possibile attacco del dio Ares, dal quale Zeus le aveva nascoste anni e anni prima, lasciando loro la temibile “Ammazzadei”, la spada con la quale uccidere il malvagio Ares, una volta che questi avesse fatto ritorno.
A turbare la quiete dell’isola delle Amazzoni arriva una giovane spia americana che stava fuggendo ai tedeschi, alle sue calcagna per riappropriarsi di un misterioso diario, nel quale una malefica scienziata aveva appuntato le informazioni per la realizzazione di un gas letale e distruttivo. Le Amazzoni vengono decimate durante l’attacco dei tedeschi che lo hanno seguito fin sull’isola e dopo lunghe diatribe, Diana decide di seguirlo nel mondo “esterno” contro il volere della madre per far finire la guerra cercando Ares ed eliminandolo.

Quasi commovente la relazione madre/figlia tra Diana e Ippolita: si può essere Amazzone, si può essere regina, ma l’allontanamento della propria bambina non verrà mai accettato, in questo mondo o in un altro.

Wonder Woman come emblema

Tutto quello che accade dopo la partenza di Diana dall’isola è da scoprire guardando il film, ma posso assicurare che, nonostante la lentezza della narrazione, ci sono molte sequenze che potranno andare a conquistarsi, di diritto, il titolo di migliore scena di un film di supereroi.
Siparietti comici con Steve a parte (occhio alla scena nelle piscine naturali e a quella sulla barca, perché personalmente non ero preparata a tutta una serie di ammiccamenti e doppi sensi!) la carta vincente di questo film forse è la fierezza con la quale è stata riportata sul grande schermo la supereroina che, dal 1947, è diventata l’emblema non solo di una lunga serie di generazioni, ma probabilmente, più in generale, di un modo di affrontare la vita.

Scelte di cast

Il film contiene alcune pecche legate a una serie di scelte che probabilmente sarebbero potute essere differenti (siamo sicuri della scelta dell’interprete di Ares? Siamo proprio sicuri?) ma nell’insieme è un buon prodotto, che si inserisce nel filone “supereroi” in maniera coerente e non scontata, uno dei rischi maggiori cui andava incontro. Una delle poche supereroine donne (permettetemi di dire che per me si tratta della supereroina per eccellenza, quindi ero alquanto preoccupata) imponeva una serie di difficoltà che, più o meno, sono state affrontate in maniera originale e interessante.

Conclusioni

Nelle scene finali ci si ritrova a pensare intensamente a quella che è la situazione attuale a livello mondiale e personale. Riesce a far riflettere molto su quella che è la nostra realtà pur partendo da situazioni del tutto fuori dalle possibili realtà contingenti.

Insomma, poteva andarci decisamente molto peggio, anche se in generale, forse, si poteva fare un pochino di più.

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