Twin Peaks, la serie TV che appassiona generazioni di spettatori

scritta e diretta da David Lynch!

«Era una serie su una colpa indefinita. Catturava qualcosa a cui il pubblico reagiva con le emozioni». Così Robert Engels – uno dei principali sceneggiatori e produttori della serie TV Twin Peaks – racconta in un’intervista il legame che la ormai popolarissima serie TV da subito riuscì a creare con lo spettatore.

Più di venticinque anni sono trascorsi dalla messa in onda dell’ultima puntata di Twin Peaks – la serie fu trasmessa in due stagioni dal canale ABC nell’aprile del 1990 fino al giugno del 1991 – e ancora oggi il pubblico resiste e trepida per il sequel della serie. La prima e la seconda puntata dell’attuale terza stagione sono state trasmesse nella notte tra il 21 e il 22 maggio 2017 e non serve aggiungere l’apprensione con cui quella notte gli episodi sono stati accolti e letteralmente scandagliati dagli occhi del pubblico.

Twin Peaks è oggi più che mai un fenomeno pop, un tormentone, un appuntamento imprescindibile. Eppure apparentemente la trama non esibisce alcunché di tremendamente avvincente. A primo impatto Twin Peaks pare tratti semplicemente di un caso da risolvere. Il caso Laura Palmer che prevederà l’avvento, nell’amena e cortese cittadina montana a cinque miglia dal confine tra Stati Uniti e Canada, dell’agente speciale dell’FBI Dale Cooper.

È su questa apparente semplicità che Lynch costruisce una superficie intrisa di alterità. È un aggiungere astrazione alla realtà la sua cifra stilistica. Un depositare tra una puntata e l’altra le chiavi d’accesso per un’altra dimensione tra realtà e sogno che non può e non deve essere spiegata e razionalizzata, ma solo accolta, saggiata e guardata.

Le atmosfere di Twin Peaks ci aprono, sin dalle prime stagioni sapientemente introdotte da una  colonna sonora ideale realizzata dal compositore italo-americano Angelo Badalamenti, al mistero, al seducente, al trascendente. Twin Peaks è insieme lì e altrove e tutti i personaggi principali divengono protagonisti di questa realtà ambigua e doppia. Laura Palmer, Lawrence Jacoby, il maggiore Briggs e la cittadina intera sono parte di una storia dentro a un altro Tutto che potrà essere in parte svelato grazie alla natura brillante, intuitiva e visionaria dell’agente Cooper.

Memorabili a questo proposito gli ultimi due episodi della prima stagione, rispettivamente Tempo di realizzazione e L’ultima sera. In Tempo di realizzazione, in particolar modo, l’agente speciale Cooper darà grande prova di ingegno mettendo a punto un’astuta strategia per dare una svolta alle indagini sul caso Palmer. Assistito dai suoi colleghi si recherà al Night One Jack, casinò vicino Twin Peaks, dove al tavolo del blackjack vincerà facendo più volte 21. Tenendo presente che l’obiettivo del gioco è quello di avere una mano con un punteggio più alto di quello della mano del dealer, senza superare però il valore complessivo di 21 che è il punteggio più alto ammissibile, Dale Cooper riuscirà a cavarsela piuttosto bene ottenendo anche le informazioni necessarie per muoversi verso la soluzione del caso.

Twin Peaks è una serie che cattura, grazie ai trucchi che l’ermetico regista David Lynch – realizzatore di film del calibro di Eraserhead – la mente che cancella, The Elephant Man e Velluto blu per citarne qualcuno – mette in piedi insieme al suo collaboratore Mark Frost, ideatori entrambi della serie.

Un potere di inscenare, narrare e sì in qualche modo di immaginare. Potere che per vie indirette giunge a penetrarci, travolgerci, a catturarci. Appunto.

Quella del caso Palmer non sarà mai una soluzione definitiva. Non sarà mai la chiusura di un capitolo ultimo. Il capitolo, anzi, continuerà ad aprirsi e riaprirsi, a farsi leggere e rileggere ogni volta con l’emergere di una verità altra e incompleta. Dopotutto è questo il trucco di Lynch. Non raccontare e spiegare, piuttosto creare e suscitare. Il suo è un cinema volto alla pura espressione. Un cinema di sensazioni che ci cadono addosso fondendosi in un’impronta profonda e continua che non possiamo fare a meno di fissare.

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