L’Inganno: la recensione in anteprima

Remake del film di Siegel: “La notte brava del soldato Jonathan”, Sofia Coppola torna, allo stesso tempo, a farsi ispirare da un libro di Cullinan.

Remake del film di Siegel: “La notte brava del soldato Jonathan”, Sofia Coppola torna, allo stesso tempo, a farsi ispirare da un libro di Cullinan.

Siamo nel 1863, in piena Guerra di Sessessione, nel sud degli Stati Uniti: una ragazzina, Amy (Oona Laurence), gira per i boschi in cerca di funghi. Sotto un albero, agonizzante, trova il caporale nordista John McBurney (Collin Farrell), ferito ad una gamba. “Hai paura?” le chiede, “no” risponde lei e facendogli letteralmente da bastone, Amy porta il soldato nel vicino istituto femminile gestito da Miss Martha (Nicole Kidman), donna colta e cattolica, che insegna alle sue ragazze il francese, la musica, l’arte della cucina e soprattutto a badare a se stesse in tempi duri come quelli della guerra, tenendole lontane dalle brutture della stessa. Oltre alla piccola Amy e Martha, nell’istituto ci sono anche la timida e romantica Edwina (Kirsten Dunst), la curiosa e sensuale Alicia (Elle Fanning), la sospettosa Jane (Angiurie Rice), la premurosa Marie (Addison Riecke) e la silenziosa Emily (Emma Howard).

Inizialmente gentili e accoglienti, con l’arrivo di quest’uomo misterioso, le sette donne cominciano a cambiare le proprie abitudini: c’è chi si abbellisce per attirare le sue attenzioni, chi cerca di trattarlo come un amico e confidente, chi non ha paura di sfidarlo intellettualmente. Affascinato e sedotto da questo gruppo tutto al femminile, il caporale si sente, all’inizio, al centro di una tensione sensuale e fonte di desiderio, per poi scoprire che le sue parole, non riflettendo le sue azioni, non hanno l’autorità che crede, finendo per scontrarsi con una forza insospettabile e determinata.
Presentato in concorso al 70esimo Festival di Cannes, L’Inganno è il remake del film: La notte brava del soldato Jonathan (1971), con Clint Eastwood nel ruolo maschile. A differenza di questo che presentava forti elementi horror ed erotici, in cui il protagonista, passa da un letto all’altro, Sofia Coppola concentra il suo sguardo sulle sette protagoniste che rappresentano i diversi aspetti dell’essere femminile. Curato nei minimi particolari, dagli abiti alle pietanze messe in tavola, il film mescola aspetti storici con dramma da camera, bilanciando elementi quasi trhiller con l’eccitazione erotica.

Un elemento colpisce particolarmente: le mani. Ognuno degli otti personaggi viene caratterizzato da queste: il soldato McBurney le ha le dita sporche anche dopo lavate, a testimonianza del suo essere mercenario, pronto a scappare ed adattarsi a qualsiasi situazione conveniente; Martha invece le ha forti e precise, proprie di chi affronta le situazioni: la satura di una ferita, il lavaggio del corpo di una persona malata, lo zappare la terra e preparare pietanze prelibate; Edwina le ha bianche, delicate, proprie di chi trascorre le giornate a studiare e a leggere; Alice invece le ha curiose, di chi esplora la vita con i sensi, mentre Amy le ha inesperte e timide, passando le sue giornate a cogliere funghi e a nutrire la sua tartaruga.
Concentrandosi sulla psicologia di questo gruppo di donne che inizialmente funziona all’unisono per poi ritrovarsi diviso e in conflitto a causa di un maschio seducente e affascinante all’inizio, poi violento ed arrogante quando si sente in minoranza, mettendo le donne l’una contro l’altra, che però invece di dividersi, capiscono per la loro sopravvivenza, devono tornare ad essere unite, ognuna con la propria abilità per far fronte alla superbia di chi crede di poterle dominare solo perché femmine e quindi deboli ai suoi occhi.
Come sempre il messaggio è quello di esortare le donne a rimboccarsi le maniche e fare fronte comune per resistere alle violenze e alle discriminazioni di cui sono vittime ogni giorno, invece che dividersi facendo il gioco degli uomini che le vogliono sottomesse.

Sicuramente lo spettatore avrebbe gradito un po’ più di dinamicità nella pellicola che spesso risulta lenta nello scorrere e molto statica, anche nelle scene che dovrebbero suscitare apprensione.

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