BLADE RUNNER 2049, un film vibrante. La nostra recensione in anteprima

IL SEGUITO DI UN CULT, LA CACCIA AI REPLICANTI CONTINUA
RYAN GOSLING as K in Alcon Entertainment’s sci fi thriller BLADE RUNNER 2049 in association with Columbia Pictures, domestic distribution by Warner Bros. Pictures and international distribution by Sony Pictures Releasing International.

BLADE RUNNER 2049 LA RECENSIONE IN ANTEPRIMA
IL SEGUITO DI UN CULT, LA CACCIA AI REPLICANTI CONTINUA

Diretto da Denis Villeneuve e sceneggiato da Fancher e Michael Green, Blade Runner 2049 è il seguito del cult fantascientifico Blade Runner e ne prosegue la storia a distanza di tre decenni. Il film, come già accaduto nel romanzo di Philip K. Dick “Il cacciatore di androidi” e nella prima versione cinematografica, si interroga su cosa definisca un essere umano, prendendo in esame la direzione che l’umanità potrebbe prendere in un futuro dispotico. Già nella precedente versione cinematografica lo spettatore rimaneva sconvolto dalla forte immagine di quello che poteva essere il futuro dell’umanità: seducente e spaventoso, mescolando due generi che, a prima vista, non vanno molto d’accordo: la fantascienza e il noir. Si mette in dubbio il divario tra le persone e i replicanti, tra l’umanità e la tecnologia, una serie di azioni che potrebbero portare ad uno stato di anarchia o addirittura ad una guerra.

blade runner 2049 recensione

In entrambi i film ci sono essere umani e replicanti che, per certi aspetti si comportano in maniera simile avendo però origini diverse: gli umani sono stati creati dalla natura mentre i replicanti sono stati creati dall’uomo. La società ovviamente dà più valore agli umani perché si crede che siano dotati di anima. Ma chi dice che l’anima sia qualcosa di unicamente umano?
Blade Runner non è solo un film ma una vera e propria icona, quasi un fenomeno di costume, che nel lontano 1982 cambiò completamente il modo di intendere il cinema di fantascienza anticipando i tempi su temi come il decadimento urbano, il cambiamento climatico, l’ingegneria genetica, la sovrappopolazione e le diversità generate dalla stratificazione socio-economica. Dominava il concetto della violenza frutto della disperazione, che i replicanti potessero vivere una vita più lunga, vera e intensa al contrario degli androidi. Ma può l’evoluzione tecnologica toccare di pari passo anche quella della vita stessa se pure artificiale?
La sensazione che si avverte è che queste persone sembrano avere sentimenti veri vivendo in un futuro che sembra distante, ma è tutt’altro che lontano. La tecnologia ha isolato gli uomini facendoli vivere continuamente disconnessi, vivendo nell’ombra cercando di superare la loro condizione di isolamento.
Essendo il regista Denis Villeneuve canadese, trova nella qualità della luce invernale del suo paese, grande ispirazione. E’ per questo che la pellicola ha momenti molto dark come pure, parti più bianche ed argentee, perché la tavolozza cromatica è invernale.

È raro per un regista avere un simile controllo sui colori, come pure il colore giallo, protagonista delle scene più sabbiose.

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I protagonisti, Ryan Gosling, straordinariamente presente e con il necessario carisma per reggere un confronto con Harryson Ford, esprime le emozioni con molta sottigliezza, essendo realmente un fantastico attore; l’altro, Harryson Ford, con i suoi 75 anni, è un attore pieno di impegni con la mente sempre proiettata verso il futuro, che ci ha abituato a film straordinariamente d’azione. Oltre a questa eccellente coppia che si muove nella Los Angeles del 2049, fanno la loro comparsa nuovi personaggi, ognuno legato a doppio filo al loro destino: dalla bellissima e affasciante cubana Ana De Armas a Robin Wright.

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Hans Zimmer e Benjamin Wallfish hanno collaborato alla composizione della colonna sonora della pellicola, rendendola particolarmente coinvolgente, sottolineando con molta maestria i momenti “clou”. Fare un film è come lavorare in un laboratorio, è un processo artistico dove non si possono pianificare le musiche da comporre.
Zimmer, d’altro canto, è una vera rockstar della composizione e scegliere la sua collaborazione è stata, da un punto di vista produttivo, una mossa molto saggia, da parte di Villeneuve.

Vibrante, frenetico, esplosivo, “Blude Runner 2049” si pone come la “pagina finale” di un racconto dove potremo “vedere cose che voi umani potete solo immaginare.”

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