L’UOMO DI NEVE: La recensione in anteprima

Il 'giallo' scandinavo di nuovo sul grande schermo

L’UOMO DI NEVE: La recensione in anteprima
Il ‘giallo’ scandinavo di nuovo sul grande schermo

Nella città di Oslo, quando i primi fiocchi cadono, scompare una donna e la sua sciarpa rosa viene trovata attorno a un pupazzo di neve dall’aspetto spettrale. Questa non è altro che l’ennesima sparizione, avvenuta sempre durante la prima nevicata dell’anno.
L’uomo di neve racconta la storia di Harry Hole (Michael Fassbender), a capo di una squadra speciale della polizia di Oslo incaricata di investigare su quanto avvenuto. Durante le indagini, Hole scopre interessanti collegamenti con alcuni casi irrisolti vecchi di vent’anni: la cornice invernale, la vittima designata, il pupazzo di neve sulla scena del crimine, tutti elementi che richiamano i metodi di un esclusivo serial killer che opera sullo sfondo dei paesaggi invernali e gelati. Per il detective Harry Hole non c’è dubbio: questi omicidi sono opera di un sociopatico, che continua a istigarlo e sfidarlo.
Con l’aiuto di una giovane e brillante recluta, Katrine Bratt, il poliziotto dovrà unire i puntini per svelare il disegno nascosto dietro le frequenti sparizioni, prima che la neve torni a imbiancare le strade e cancelli ogni traccia dell’assassino.

Grazie a “L’uomo di neve”, Harry Hole, è divenuto famoso: un eroe dei gialli al pari di Sherlock Holmes, anche se si tratta di un personaggio per nulla simpatico. Laconico, diffidente, introverso e con molte ombre alle spalle è tuttavia un poliziotto molto intrepido, scrupoloso e completo. Alcolizzato, inaffidabile e disorganizzato, ha un’innata capacità nel cacciarsi nei guai ma in egual misura un forte sesto senso e creatività che gli sono di notevole aiuto nel suo lavoro, non fermandosi di fronte a nulla, ha come obiettivo quello di assicurare sempre i colpevoli alla giustizia. Si preoccupa per chi gli sta vicino ma non vuole che nessuno si leghi a lui e anche amando una donna, cerca di abituarsi alla solitudine. Non amando l’azione, preferendo riflettere, si ritrova spesso in situazioni pericolose e difficili; in sintesi: un antieroe, un personaggio impossibile.
Tomas Alfredson, cui Martin Scorsese ha ceduto la regia del film, mantenendo per sé il ruolo di produttore esecutivo, vorrebbe ancora una volta dimostrare di saperci fare con la neve. Il suo film, vorrebbe anche, trasformare l’idea del pupazzo di neve, da sempre associata all’infanzia e alla felicità di aprire gli occhi e vedere il mondo ricoperto di bianca morbidezza, in un oggetto in grado di far rabbrividire al primo sguardo. Peccato che si intuisca abbastanza facilmente sia l’assassino come anche l’epilogo e il tutto scandito da una lentezza che spesso risulta essere molto noiosa.

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