Intervista a Ermanno Dantini autore del Corto Enfants Perdus.

Roma, Tor Bella Monaca, Adriano ha otto anni. La sua famiglia si mantiene confezionando e smerciando cocaina. Anche lui cerca di dare una mano, senza rendersi conto che i...

Roma, Tor Bella Monaca, Adriano ha otto anni. La sua famiglia si mantiene confezionando e smerciando cocaina. Anche lui cerca di dare una mano, senza rendersi conto che i giorni della sua innocenza stanno velocemente volgendo al termine…

Potete vedere il cortometraggio qui sotto

ENFANTS PERDUS from ermanno dantini on Vimeo.

 

Ermanno Dantini è nato il 04/12/1985 a Marino. All’ età di 21 anni ha frequentato l’Accademia ACT (Accademia Cinema e Televisione) a Cinecittà, un corso biennale per filmmaker.
Nel 2012 ha lavorato come Assistente alla Regia sul set dell’opera prima di Giorgia Farina “Amiche da morire”. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo ed ecco cosa ci siamo detti…

Iniziamo subito con una domanda sul titolo dell’opera: Perchè il titolo in francese? E’ un riferimento ai reparti militari francesi sacrificabili o solo in francese il titolo risultava essere più funzionale?

 

Sì l’ho scelto per questo, perché credo ci sia un’analogia tra i bambini soldati di un tempo e i bambini che affrontano ogni giorno questo tipo di realtà e sono spinti dai più grandi a fare cose che non appartengono alla loro età.

 

La visione di questo corto, pur riportando temi attuali nel cinema italiano, trasmette un senso di amarezza e disillusione che il cinema italiano ha in parte smarrito e ciò rende l’opera non comune. Quali sono stati i registi che ti hanno ispirato?

 

Ho sempre ammirato Gus Van Sant. I suoi film come Elephant e Paranoid Park mi hanno influenzato. Ho trovato sempre molto elegante il suo modo di seguire i ragazzi con la macchina a mano, e creare a volte tempi morti, un tipo di regia che non piace molto alla massa ma io la trovo molto interessante e affascinante. Ho preso spunto da lui, in particolare per le scene in cui Adriano cammina per il quartiere disagiato.

 

La storia potrebbe essere l’incipit per un lungometraggio?

 

Sì sicuramente. Potrei approfondire la storia del piccolo protagonista, con le varie dinamiche familiari, i rapporti con gli amici, la vita del quartiere e della città. Oppure si potrebbe fare un discorso alla Inarritu ed intrecciare tre storie di tre personaggi di età diverse e ceti sociali, con un filo conduttore che potrebbe essere per esempio il fumetto.

 

Il fumetto che Adriano porta sempre con sè, possiamo supporre essere un regalo del padre ed è questo il motivo del suo attaccamento, oppure è solo la via di fuga dal brutale mondo che lo circonda?

 

Sì, il fumetto racconta un po’ quello che è lui. Una vita un po’ stracciata, con pagine mancanti che possono rappresentare la completa assenza dei genitori, o il fatto che un bambino di sette anni non ha mai visto il mare. Rappresenta lui e la sua infanzia mancata.

 

La scena dello scontro tra il fratello di Adriano e i malavitosi la possiamo solo immaginare, ciò è stato dovuto a un problema di budget o ad una scelta creativa?

 

La scena non era prevista in sceneggiatura e avrebbe raccontato in maniera più dettagliata la realtà di questi ragazzi ma io personalmente non amo vedere i bambini morire o fare una brutta fine. Lasciarlo anche solo pensare lo trovo già drammatico. Comunque non è stata una questione di budget ma di tempo, perché abbiamo girato in tre giorni e aggiungere una scena simile che deve essere scritta e girata in modo particolare, avrebbe allungato i tempi. Ma non era quello il problema per me, era già cruento così come era.

 

Siamo rimasti particolarmente colpiti dal tuo tipo di regia, molto agile anche in un abiente “chiuso” come la scena dell’autobus. Quale/i camera/e hai utilizzato?

 

Si tratta di un Alexa.

 

L’opera mostra una particolare attenzione per montaggio. Step non sempre particolarmente curato nel completamento dei corto metraggi italiani, quanto ha inciso temporalmente nel completamento del corto metraggio?

 

Il montaggio ha richiesto una ventina di giorni ed è opera di Paolo Guerrieri che ha fatto un lavoro eccezionale, da professionista.

 

Una domanda tecnica: la fotografia è molto pulita e nitida pur mantenedo un ottimo contrasto cromatico. Vi è un lavoro di post produzione o no?

 

Sì c’è un lavoro di post produzione sul colore che è stato fatto da Ludovico Bettarello insieme a Luca Santini che è il Direttore della Fotografia e abbiamo cercato di mantenere un colore più spento per abbassare i toni e dare una maggiore drammaticità alle immagini.

 

Infine una curiosità: il fumetto di Adriano è un Tex? 

 

Sì è un Tex, volevo un fumetto italiano.

 

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