Si canta e si gira il remake del video Hey Jude dei Beatles.

Imola 21 ottobre

IMOLA, 21 Ottobre 2017. Ciak, si canta e si gira il remake del video Hey Jude dei Beatles.

Articolo a cura di Roberta Maciocci

Con l’approvazione di Galeazzo Frudua, ideatore e mecenate dell’iniziativa, posso raccontare le impressioni da spettatrice di questa riunione musicale originale e celebrativa, nata e realizzata con spirito giocoso seppure professionale.

Posso farlo senza sottolineare i soliti dati su quando e come i Beatles incisero Hey Jude, la canzone che è rinata, una volta ancora, attraverso il rifacimento del video girato a Imola. Solo la passione per la musica, e per i Beatles, che fortunatamente e meritatamente per Galeazzo coincidono con quello che fa’ da grande nella vita, (liutaio per professione, ed innovazione, coach musicale ed altro) potevano portare a un esito così ben coordinato ma spontaneo: la realizzazione del rifacimento di uno dei brani più famosi dei 4 di Liverpool. Senza prove di canto, figuriamoci, e con persone arrivate da tutta Italia. Alcune neanche si erano mai incontrate, altre che si sono conosciute per raduni e cene più ristretti, dove si ritrovano per cantare e strimpellare le canzoni dei loro idoli. E’ il resoconto di quello che potrebbe succedere tranquillamente durante una gita scolastica, sapete, una di quelle tipo “100 giorni”, un appuntamento imprescindibile per i ragazzi della quinta liceo di qualsiasi scuola superiore italiana.

Li avete mai incontrati in metropolitana, quei ragazzi che raccolgono (ma solo goliardicamente) soldi per pagarsi la benzina da neo-patentati, e comprare bollicine e schifezze varie per la gita che si organizza tre mesi dalla fatidica data di inizio degli esami di maturità? Quelli che, provenendo magari poi da scuole diverse ma dello stesso distretto, o della stessa città, si ritrovano lo stesso giorno in una località meta abituale, ma casualmente. E succede che la 5B dell’Istituto Magistrale X e quella del Liceo Scientifico Y della località Z si convoglino tutti in un parco, in una spiaggia o in campagna a divagarsi, per stemperare la tensione prima dell’esame. E lì scoprono che ad alcuni della classe tal dei tali piacciono i Pink Floyd o i Muse, come ad altri del quinto C della scuola vicina, ed allora si mettono ad intonare le stesse canzoni. Pure se non si sono mai conosciuti e non si rivedranno mai se non, per caso, all’università. Perché il mondo è piccolo, ci si incontra e ci si riconosce per caso o per scelte comuni: e il mondo della musica è microcosmo che ospita tanta gente che non avresti mai potuto conoscere o frequentare se non avesse avuto i tuoi stessi gusti musicali e le stesse passioni. Ecco, in questo caso, sabato 21 ottobre, ad Imola, “maturandi” dal punto di vista solo dell’atteggiamento goliardico, si sono riuniti nella splendida cornice del Teatro comunale Ebe Stignani. “Splendida cornice” ci sta: ho scimmiottato la formula di rito dei vecchi presentatori sanremesi ma il teatro, ottocentesco, ricavato da una chiesa di 500 anni prima ancora, è veramente un bijoux. Coppie di tutte le età (veramente tutte), alcune con bambini al seguito che hanno partecipato al video, sono arrivati alla reception del Teatro per poi accedere in platea e cominciare, a turno, molto disciplinatamente (e qui si capisce che non eravamo a una gita) a salire sul palco per fare contorno alla ricostruita formazione beatlesiana, impersonata dall’ideatore in versione McCartney e da altri tre baldi fan/musicisti. Nonostante, ripeto, la mancanza di prove del brano, i partecipanti a questa “gita” sono arrivati a destinazione euforici ed entusiasti. Insomma con lo spirito giusto. Per intonare il coro della famosa canzone, accompagnandosi con battito di mano regolamentare e ritmico. Ostentando orgogliosamente la voglia di poter urlare a squarciagola il ben noto ritornello, senza stavolta doversi nascondere sotto la doccia o essere in auto col volume dello stereo a manetta.

Si sono presi sul serio ed han fatto bene: ne è venuta fuori non una riunione di nostalgici anacronistici e adolescenziali personaggi, ma una bella festa di musica e un video fantastico. Molto spontaneo. Per conferire al tutto una nota di professionalità in più, le prove sono stata fatte in realtà, ma solo durante la realizzazione: più volte e con vari piani di voce l’allegra brigata si è sottoposta a ripetere il coro per un nuovo ciak: tanto è che non è mancata la battuta di qualcuno che ha detto pressappoco così:

“Sì ok, ricantiamo ma facciamone un’altra, non sempre Hey Jude!”.

 

Dei Beatles, del seguito che riscuotono ancora a distanza di oltre mezzo secolo dal loro esordio e da chi come e quando avesse cantato cosa, ribadisco, è stato detto e ridetto tutto. Possono piacere o non piacere, il fenomeno di appartenenza che hanno creato nelle vecchie e nelle nuove generazioni è innegabile. Vista dall’esterno, è stata una bellissima festa. Un modo di fare video artigianale ma efficace, ben orchestrato. Niente di tecnologicamente avanzato e costruito a tavolino, ma ineccepibile. Il “padrone di casa” non solo ha avuto un’idea carina e coinvolgente, ma è riuscito a creare un clima di entusiasmo tra persone che (chi più chi meno enfaticamente) volevano partecipare a un’iniziativa che celebrasse i Beatles ed esprimesse la voglia di stare insieme, per fare qualcosa che li unisse sotto il segno della musica che amano di più. E che quindi sarà sempre la colonna sonora trasversale, il minimo comun denominatore che li legherà tra loro. E anche un modo divertente per imparare a cantare e suonare. E perché no, per mettersi alla prova. Chissà, mezzi a disposizione permettendo, l’idea potrebbe ispirare altre iniziative del genere: magari il rifacimento degli interi film dei Beatles, o di altri video delle loro canzoni più famose. Un tornare indietro nel tempo non solo musicalmente parlando ma anche nella realizzazione di filmati che abbiano il sapore del Live, meno artefatti digitalmente.

Per imparare a cantare e suonare davvero le canzoni dei Beatles, questo è il link per il canale YouTube creato da Galeazzo Frudua. http://www.youtube.com/imcarrying Dunque, All You Need is Link.

Articolo a cura di Roberta Maciocci

 

 

 

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