AUGURI PER LA TUA MORTE: La recensione in anteprima

Uno slasher sul tema della commedia del loop temporale.

AUGURI PER LA TUA MORTE: La recensione in anteprima – Uno slasher sul tema della commedia del loop temporale.

La mattina del suo compleanno, la bella e popolare studentessa del college Tree Gelbman (Jessica Rothe) si sveglia nella camera di un ragazzo conosciuto la sera prima; intontita e con i postumi della sbornia ancora addosso, attraversa il campus e torna a prepararsi per la festa. Quando la fine della giornata si avvicina, Tree viene aggredita alle spalle e pugnalata a morte da un individuo incappucciato e mascherato, entrato dalla finestra, ma invece di imboccare il tunnel luminoso e lasciarsi la vita terrena alle spalle, la ragazza finisce in un nauseante vortice temporale in cui l’ultimo giorno della sua vita (che non a caso coincide col primo) si ripete all’infinito e l’unica chance di sopravvivere e ripristinare il regolare corso del tempo, è scoprire da sola l’identità del suo aggressore.

Ispirato alla famosa commedia “Ricomincio da capo” di Bill Murray, il film ne è una versione horror in cui il gioco del ‘risvegliarsi sempre nello stesso giorno’, è usato in chiave macabra.
Con la direzione della fotografia di Toby Oliver, le scenografie di Cece De Stefano, i costumi di Meagan McLaughlin e le musiche di Bear McCreary, Auguri per la tua morte rientra a pieno titolo, anche se in chiave horror, nella lunga tradizione cinematografica di opere in cui le ore o i giorni si ripetono affinché non accade qualcosa di straordinario a modificare o alterare il corso degli eventi.
Gente che si comporta in modo stupido e continua a comportarsi in modo stupido anche quando la vita gli concede una seconda occasione, questo sembra essere il succo di buona parte del film.
Jessica Rothe riesce a mischiare volgarità e simpatia, è odiosa ma anche amabile senza affidarsi alla sponda sexy e riesce perfettamente ad essere duplice e ambivalente. Ciò permette un feeling raro nei confronti della protagonista: dispiacere per la sua morte, ma al contempo anche un po’ di piacere dal momento che il personaggio è anche antipatico. Di conseguenza, ogni successiva morte di Tree Gelbman darà un mix diverso delle due componenti: simpatia e antipatia.

La maggior parte degli horror adolescenziali mette in scena una serie di delitti efferati dove i personaggi coinvolti muoiono e di loro non si sa più nulla. Qui, al contrario, la protagonista ha modo di confrontarsi con il proprio assassino venendole data la possibilità di sfruttare al meglio l’ultimo giorno della sua vita. Peccato però che, quello che dovrebbe essere un life motive, vale a dire il dejà-vu che si ripete nelle giornate che vengono rivissute fino alla noia, non hanno nulla né di originale, né tanto meno di avvincente. Si continua da anni ad andare a vedere le stesse ragazze inseguite dallo stesso killer più o meno mascherato attraverso più o meno gli stessi ambienti, vestiti e musiche, con più o meno gli stessi esiti. Rimangono dubbi sull’essenza di ciò che si vede, sul livello di complicità passiva nell’accettare le noiose e stupide ripetizioni che ci lasciano interdetti. Perché si continua a vedere per l’ennesima volta tutto ciò? E’ davvero divertente? Emozionante? Interessante? Abbiamo davvero bisogno di essere “intrattenuti” in questo modo?

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