ECHO il visionario e innovativo corto di Victor Perez, recensione e intervista

Cortometraggio scritto e diretto da Victor Perez

Tra presente e passato, sogno e realtà il cortometraggio Echo di Victor Perez porta lo spettatore dentro l’animo e la mente umana. Le molteplici interpretazioni di quello che viene presentato come un incubo permettono a Echo di restare impresso nella mente di chi ha la fortuna di vederlo. Uno specchio per riflettere se stessi, cioè che si è, cioè che si è stati e probabilmente ciò che si diventerà. A volte capire chi si è, è una lotta con se stessi.

Victor Perez è un regista di origine spagnola, è anche un produttore, uno sceneggiatore e un visual effect artist. Ha oltre più di 20 anni di esperienza nel settore ed ha lavorato a Hollywood in film come The Dark Knight Rises di Christopher Nolan, in Rogue One: A Star Wars Story, Harry Potter e i doni della morte. Potete visitare il suo sito web per conoscerlo meglio: http://www.victorperez.co.uk/

Qui il Trailer di Echo.

Per approfondire la conoscenza di come sia stato possibile realizzare Echo con delle tecniche assolutamente innovative e da grande cinema abbiamo realizzato un’intervista con Victor Perez

1/2) La visione di Echo non può che lasciare senza parole gli spettatori, quindi le prime due domande sono: Come ti è nata questa idea? Fin da subito hai pensato che avresti realizzato Echo con questa tecnica utilizzando Cyclops e Bolt?

Risposta 1. Echo è nato come un progetto per dimostrare la tecnologia che Stiller Studios stava sviluppando per il “Time Displacement”, quello che permette di vedere l’immagine nello specchio nel futuro di 10 secondi o in slow motion… insomma tutte le alterazioni di tempo del riflesso mantenendo la coerenza dell’angolo d’inflessione della superficie dello specchio fra le due camere, che girano contemporaneamente. Quando loro mi hanno chiamato volevano che io preparassi un test per loro di qualche secondo, una inquadratura. Ma quando mi hanno dimostrato quello che stavano ricercando ho visto una potenzialità incredibile di linguaggio e ho pensato che una inquadratura sarebbe troppo riduttivo e allo stesso momento ho pensato ad una storia che avevo in mente dai tempi della scuola di cinema. Quando studiavo cinematografia avevo avuto quest’idea di un personaggio interagendo con se stesso in uno specchio, senza voce, finalmente, 10 anni dopo quest’idea poteva essere sviluppata e in grande stile. Per cui ho usato tutte le potenzialità di Stiller Studios a livello narrativo, volevo raccontare questa storia in un modo diverso, semplice, ma con tutta la complessità tecnologica dietro portando la tecnica e la tecnologia ad un nuovo livello di visual storytelling mai visto prima. E abbiamo fatto storia con questa tecnologia che non si è mai vista prima… 5 piani sequenza, 3K, ambienti in CGI (Computer Generated Images), 2 camere girando contemporaneamente… una follia! Per quello funziona perché è fuori di testa, e questa storia aveva bisogno di quello. Ho messo tutte le mie conoscenze tecniche come Visual Effects Supervisor al servizio della mia mente creativa come Sceneggiatore e Regista. Pura creazione.

Risposta 2. Quando avevo pensato a questa storia 10 anni fa non avevo idea di come farla, per quello l’avevo messa nel cassetto con la speranza di un giorno trovare il modo per dargli il suo spazio. Ma in questo caso è stato lo stimolo di Stiller Studios con il Time Displacement costruito con il Cyclops e Bolt che mi hanno dato l’input necessario per capire che questa storia aveva bisogno di loro. Per cui prima c’è stata la tecnologia e dopo la storia applicata, anche se essa nasce 10 anni prima… è un po come l’uovo e la gallina. La storia come la conosciamo adesso credo che nasce dalla scintilla fra la tecnologia e il concetto narrativo, per cui non posso datare uno prima dell’altro.

3) Echo mette in evidenza che l’utilizzo di tali tecnologie conferisce morbidezza e plasticità ai movimenti di camera mai visti prima, ciò apre avveniristiche evoluzioni. Secondo te siamo dinanzi a un nuovo modo di dirigere un intero lungometraggio con queste tecniche o ci vorrà ancora del tempo e quindi il tutto rimarrà per altri anni all’interno dei confini degli short?

Risposta 3. Secondo me questa tecnologia, il Rig di Motion Control –cioè le camere remotate dal computer– che ha Stiller Studios si basano sulla precisione “al pixel” e la versatilità della sala de posa in greenscreen per integrazione di CGI, questo setup non si trova in un altro studio al mondo, è esclusivo di Stiller Studios, il loro scopo è quello di permettere di usare il Motion Control con la stessa versatilità di un qualsiasi set cinematografico (permettendo che normalmente girare con Motion Control è lento, ingombrante e difficile), ed è vero, girare a Stiller Studios permette di girare con i Motion Control come se fossero operati da un qualsiasi operatore manuale, anzi ti permette molto di più. Detto questo, dal mio punto di vista girare tutto in Motion Control, sarebbe come girare tutto in SteadyCam, o tutto in un Treppiedi a camera ferma… perché no? si può fare ma secondo me deve essere la storia a decidere i mezzi e non il contrario. Di sicuro se bisogna girare in Motion Control in studio la mia scelta è chiara perché loro sono i migliori ma da la a girare tutto perché sia meglio o conveniente credo ci siano fattori diversi. Detto ciò, questa tecnologia si sposa perfettamente con tecnologia di real time rendering come Unreal o Unity, ad esempio Unity, in associazione con Oak Studios e con la regia di Neill Blomkamp hanno creato “Adam: The Mirror” tutto in real time rendering, secondo capitolo di una animazione Unity, dove Neill ha implementato il sistema usando i suoi studios, per me una integrazione real-time di girato usando il setup di Stiller Studios sarebbe il next step nella evoluzione di questo sistema. Ma tutto questo è un’altra linea di creazione. Sono dei tools, come gli usi dipende da te.

4) Pur essendo girato in 3k mostra una qualità propria del 4K se non superiore, hai utilizzato particolare tecniche di post produzione per ottenere questo incredibile risultato?

Risposta 4. Grazie per il complimento! La qualità dell’immagine finale nasce dalla mia esperienza come VFX Supervisor, dove il mio campo di specializzazione è stato la manipolazione dell’immagine attraverso il compositing, per cui, in un lavoro dove sono entrambi Regista e VFX Supervisor è diventato maniacale! Anche perché volevo dimostrare che la qualità e la risoluzione sono 2 cose diverse. Potresti girare a 8K ma se dopo non lavori bene l’immagine il risultate può essere peggio di un 2K. Rendere l’immagine viva attraverso il compositing di VFX è un lavoro talmente difficile da vedere che solo i addetti ai lavori con abbastanza esperienza possono elaborare, se i filmmakers sapessero di più di VFX la qualità del cinema cambierebbe. La cosa bella degli VFX è che quando sono fatti bene, non si vedono, per cui nessuno ci fa caso, purtroppo si vedono quando sono fatti male, e quello crea che chi non conosce si ferma solo nella superficie e vede solo quel che non funziona. Secondo me questo è un mio punto di forza come regista: l’integrazione dei VFX nei meccanismi narrativi del filmmaking come lo sono la fotografia o il montaggio.

5) Piccola curiosità: l’utilizzo dell’orario 3:33 è riferito all’ora del diavolo e alla legenda che svegliarsi a tale ora è proprio per una sua eterea manifestazione?

Risposta 5. Questa curiosità mi la chiedono in tanti, hanno un senso questi numeri? Avevo bisogno di numeri che fossero chiari da leggere anche “specchiati” e il 3 è un numero che mi piace rovesciato perché fa una “E” per cui dimostra che cambiando la prospettiva il segno cambia significato. Poi il fatto di usare 3:32 che passa a 3:33 era inizialmente un modo di catturare sempre lo stesso istante, il momento esatto in cui l’orologio fa i tre 3, che è ridondante e da una certa soddisfazione visiva. Ma quando lo messo per la prima volta sullo schermo ho realizzato una cosa a cui non ci avevo pensato prima: 3:32 di notte era l’orario in cui io ero al letto e mi sono alzato il 6 Aprile 2009 per il terremoto di L’Aquila che ha devastato casa mia e di cui ci siamo salvati per pochi secondi, per quel motivo ho messo nella data quel giorno di aprile, come un easter egg per omaggiare il un mio incubo personale, dove io mi sono “svegliato in mezzo al nulla”, chi sa se a livello inconscio questa storia voleva significare questo evento?

Ringraziamo Victor Perez per averci mostrato in anteprima Echo e per la disponibilità dimostrata. 

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