THE POST: La recensione in anteprima

La stampa deve essere al servizio dei governati, non dei governatori

THE POST: La recensione in anteprima
La stampa deve essere al servizio dei governati, non dei governatori

Per la prima volta nella sua carriera, uno dei più grandi cineasti della storia del cinema, Steven Spielberg, dirige un cast stellare in The Post, con protagonisti due mostri sacri del cinema: Tom Hanks e Meryl Streep.
Come in molti suoi altri precedenti lavori, Spielberg pone un sigillo d’eccellenza con una regia che non si limita al mero avvenimento storico, ma all’approfondimento delle relazioni sociali che gravitano attorno alla rischiosa questione dei Pentagon Papers e racconta una storia di coraggio, un inno alla libertà di stampa e alla donna.
Nonostante parta dal dramma della Guerra nel Vietnam, o meglio dai segreti del Governo Americano che si celano dietro ad essa, il regista riesce ad inserire gradualmente e a sovrapporre un thriller politico avvincente mantenendo sempre viva l’attenzione dello spettatore fino agli ultimi minuti della pellicola.
In The Post, i protagonisti Tom Hanks e Meryl Streep per la prima volta insieme sul grande schermo, sprigionano tutto il loro talento e la loro energia nella dinamica che si crea tra i due personaggi da loro interpretati. Perfetti in ogni minimo gesto, nella molteplicità espressiva e nelle varie inclinazioni emotive che colpiscono Katharine Graham, casalinga che si trova improvvisamente a dover gestire il giornale di famiglia in una realtà maschile, in cui la presenza della donna viene ammessa solo attraverso la professione di segretaria e Ben Bradley, caparbio giornalista e direttore del Post: due anime apparentemente inconciliabili, eppure estremamente simili, connesse da un filo quasi invisibile che le conduce irrimediabilmente, anche a costo della loro stessa professione e della loro stessa vita, verso il trionfo della verità, attraverso una dura lotta contro le istituzioni.

Il film è il risultato di un perfetto mosaico in cui ogni tassello è posizionato al punto giusto adempiendo alla propria funzione, dando così vita ad un’opera incalzante in cui regia, sceneggiatura, montaggio, colonna sonora e interpretazioni dialogano tra loro in perfetta sinfonia.
D’altronde il regista non poteva che introdurre un’altra perla preziosa all’interno della sua invidiabile e rispettosa carriera, avvalendosi dell’aiuto di collaboratori di vecchia data, tra i quali oltra al già citato Tom Hanks, il compositore John Williams.
La colonna sonora, infatti, s’instaura perfettamente in questa pellicola: non solo ha una funzione tematica in grado di guidare le sensazioni ed emozioni degli spettatori, ma produce a sua volta una composizione musicale inedita, in cui le note musicali sembrano danzare con la melodia prodotta dai processi di stampa, e dal ticchettio redazionale delle macchine da scrivere.

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