Foxtrot: La danza del destino – recensione in anteprima

Una crudele danza del destino che ci racconta l’Israele di oggi

FOXTROT: LA DANZA DEL DESTINO – LA RECENSIONE IN ANTEPRIMA
Una crudele danza del destino che ci racconta l’Israele di oggi

Quando degli ufficiali dell’esercito si presentano alla porta di casa e annunciano la morte del figlio Jonathan, la vita di Michael e Dafna viene sconvolta. Tutto appare incredibile e forse lo è: qualcosa di terribile è accaduto nell’isolato posto di guardia in cui il ragazzo prestava servizio sotto le armi – ma cosa, come, quando e perché? Gli ufficiali dell’esercito incaricati di dare la triste notizia, non sanno dare informazioni sull’accaduto, addirittura non sono nemmeno in grado di assicurare che possano esserci dei resti da riconsegnare ai familiari. Tre atti, come in una tragedia greca, sono la struttura di questo film.

Scritto e diretto da Samuel Maoz, Foxtrot racconta la storia di questi due coniugi distrutti dal dolore per la morte del figlio Jonathan e del modo di reagire alla tragedia: Michael diviene insofferente ad ognuno che si avvicina per condividere il dolore, travolto da una forte rabbia e confronto poi, con un destino incomprensibile, mentre la moglie, Dafna, riposa sotto sedativi.
Foxtrot è la partita di un uomo con il suo destino, analizzando il divario tra le cose su cui abbiamo il controllo e quelle che invece ci sfuggono. Quel destino che, dopo i primi tesissimi e rarefatti venti minuti, segue traiettorie imprevedibili, come nelle figure del Foxtrot, ballo circolare che torna “sui suoi passi” ma che consente una continua serie di variazioni.
Einstein avrebbe detto che le coincidenze sono il modo che ha Dio di restare anonimo.
Nel film viene messa in evidenza quella condizione traumatica che viene inflitta a confronto con quella che si sarebbe potuta evitare. Il dramma di una famiglia che si spezza e si riunisce, il conflitto tra amore, senso di colpa e il terribile trauma emotivo.
Samuel Maoz si propone con questa pellicola, di compiere un’analisi di tipo letterario basata su riferimenti storico-politici. Il risultato che ne scaturisce è un esercizio faticoso e privo di senso: questi tre atti che vogliono riprendere la tragedia greca risultano lenti, noiosi e con un epilogo che volendo “punire” il protagonista, hanno come risultato di non combinare critica e compassione, le classiche dinamiche umane che si creano all’interno di un circolo chiuso, quale alla fine risulta essere il film.

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