IL DEMONE DELL’ACQUA – Recensione

Interessante cortometraggio

Sul dramma dell’immigrazione africana, si sono stati e si stanno realizzando parecchie opere filmiche più o meno valide. Si potrebbe definire il corto metraggio “il demone dell’acqua” come tale, ma sarebbe riduttivo, dato che Cristian Tomassini pur utilizzando tale tema espande il concetto e portare in scena “la forza corruttrice del potere” e le sue conseguenze.
Il cortometraggio risulta ben confezionato, con una notevole cura sia per la fotografia, che per il montaggio attenzioni non comuni non solo per un cortometraggio italiano, ma della cinematografia in genere italiana. Inoltre la regia di9 Tomassini si dimostra sicura, e dispiace che non ha osato un po’ di più. Siamo certi che le competenze tecniche di Tomassini gli avrebbero permesso ciò.
Ha convinto un po’ meno l’uso del voice over che troppo spesso spiega ciò che le immagini e il contesto esprimono chiaramente, rendendo di fatto meno incisivo l’effetto visivo. Questo scelta potrebbe essere dovuta a una certa paura da parte degli autori che il pubblico potesse non capire la messa in scena, e trova in esso un modo per ovviare a ciò. Scelta opinabile perchè se da un lato ciò rende fruibile a chiunque tale opera, dall’altro rende meno performante l’effetto che sogno/incubo a seconda della lettura l’opera voleva offrire allo spettatore.
Il comprato musicale risulta ben equilibrato, non divenendo mai pesante o stucchevole e gli effetti sonori sono perfettamente montati anche questa una rarità per il nostro cinema.
La performance degli attori /attrici non convince del tutto forse troppo caricate dall’effetto onirico, forse a causa di una certa teatralità o forse per l’invasiva presenza del voice over non riescono a convincere pienamente.
Certo quest’ultima nota non intacca la visione del corto, che rimane un opera interessante e indicativa delle qualità di Tomassini.

Sinossi Ufficiale:

Kanu è un ragazzo etiope che sogna una nuova vita in Europa, a bordo di un barcone pieno di anime  disperate. Speranzoso tiene tra le mani una lettera della quale non si comprende inizialmente la provenienza.
Dopo alcuni istanti si addormenta con il sorriso sulle labbra e il barcone è vittima di un terribile naufragio, rappresentato da un incubo psichedelico e simbolico del protagonista. Kanu sogna di essere Kurtz, l’ultimo dittatore di un impero decadente asserragliato su di un’ antica villa europea. Una voce fuori campo proveniente dalla sua segretaria (caucasica) ci descrive gli ultimi momenti della sua vita che, in preda agli
ultimi deliri di onnipotenza di quest’ultimo, risveglia attraverso dei riti magici una strega per affidarle il compito di porre fine alla sua esistenza. Intanto dell’incubo restano continui rimandi alla realtà di Kanu: l’acqua inizia ad invadere la villa e i suoni del naufragio sono sempre più presenti. A rito compiuto la strega uccide Kurtz soffocandolo con l’acqua. Il giovane Kanu esanime e straziato si ritrova su una battigia del Mediterraneo. Al suo fianco la lettera che egli legge prima di addormentarsi come un monito della madre sulla corruzione e sul potere.

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