La Guerra del maiale recensione in anteprima

Quando viene annichilita e soverchiata l’idea del “vecchio” come individuo di inestimabile saggezza, buonsenso e conoscenza.
La Guerra del Maiale recensione in anteprima

LA GUERRA DEL MAIALE recensione in anteprima

Quando viene annichilita e soverchiata l’idea del “vecchio” come individuo di inestimabile saggezza, buonsenso e conoscenza.

Isidoro, sessantenne piuttosto disinvolto, abita con il figlio Thomas, che vive comodamente ma poco sopporta la presenza del padre. Thomas è fidanzato con Nina, che invece si dimostra spesso affettuosa con Isidoro. Le cose si complicano quando, durante una campagna elettorale, un nuovo candidato dichiara aperta la guerra contro ciò che egli definisce il sistema di gerontocrazia, creando un’ondata di violenza in città. Isidoro e i suoi amici si ritrovano di conseguenza a dover affrontare un crescendo di intimidazioni e aggressioni.
Il film evidenzia un’Argentina in pieno periodo elettorale e una Buonos Aires, dove i giovani vengono fomentati dai media e dall’informazione, all’odio e alla violenza verso le “vecchie generazioni”, che vengono metaforicamente qualificati indistintamente “corruttori”. Ne consegue che i giovani argentini, oltrepassando il contingente politico, estendono il proprio odio al concetto stesso di anzianità, divenendo così, un male incurabile da estirpare.

La Guerra del Maiale recensione in anteprima

Annullando così, la naturale differenza ontologica esistente tra gli individui, la città diviene vittima di una deleteria caccia alla vecchiaia, vista come un veleno, sfociando in una violenza che porta addirittura all’omicidio. In nome di una assurda rivoluzione, l’uomo vecchio, anziano, parassita e peso dell’umanità, viene paragonato al maiale, usato come metafora più negativa e spregiativa che mai. Il “vecchio” va eliminato, distrutto, indistintamente, per fare largo ai giovani.

Emblematica la frase espressa da un “vecchio” durante il film: “quand’ero piccolo vivevo in questo quartiere, adesso hanno buttato tutto giù”.
Se, durante la pellicola si riesce a mantenere viva l’attenzione e l’interesse, lo si deve alla bravura del regista, David Maria Putortì, al quale riscontriamo competenza, professionalità e buona conoscenza del mezzo e delle sue possibilità, unitamente alla fotografia, anch’essa ben curata.
Nella seconda parte del film, appaiono i veri nei, come la sequenza dell’ospedale, dove i connotati grotteschi e inquietanti del medico sono gratuiti e i minuti finali, in cui la trama scivola vistosamente, mentre le idee naufragano verso una conclusione stonata, esile e macchinosa, che mal si aggancia alla prima parte dell’opera.
Ci consoliamo e speriamo comunque, che quelli che qualche anno fa vennero definiti da un nostro politico dei “bamboccioni”, non covino tutto questo livore verso “il vecchio”, ma al contrario lo ritengano un individuo di inestimabile saggezza, buonsenso e conoscenza, e, non guasta, anche di notevole risorsa economica.

La Guerra del Maiale sarà al cinema dal 28 giugno

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