La Primo Notte del Giudizio da oggi al cinema, la nostra recensione

Lo sfogo non è uno strumento politico ma psicologico: per salvare il paese si deve liberare la rabbia in una sola notte.

LA PRIMA NOTTE DEL GIUDIZIO è da oggi nelle sale italiane, noi l’abbiamo visto in anteprima e ve ne parliamo.

Lo sfogo non è uno strumento politico ma psicologico: per salvare il paese si deve liberare la rabbia in una sola notte.

La Prima Notte del Giudizio” è ambientato nel 2018, quando per abbassare il tasso di criminalità sotto l’1 per cento per il resto dell’anno, i Nuovi Padri Fondatori d’America (NFFA) sperimentano una teoria sociologica che dà libero sfogo all’aggressione per la durata di una notte con l’obiettivo di mettere in pratica una teoria sociologica che dà libero sfogo all’aggressione. Durante questa notte tutte le attività criminali, comprese le più sanguinari ed afferrate come l’omicidio, diventano legali. Quando però la violenza degli oppressori incontra la rabbia degli emarginati, il contagio esploderà dai confini periferici della città espandendosi per tutta la nazione. Com’è arrivata la società a decretare questa legge?
Dopo La notte del giudizio (2013), Anarchia – La notte del giudizio (2014) e La notte del giudizio – Election Year (2016) arriva il prequel della fortunata serie.

Fin dal suo primo manifesto e ancor più dei film precedenti, “La prima notte del giudizio” rivendica il suo legame con l’attualità politica americana.
Il poster riproduce infatti il famoso cappellino rosso con la visiera di Donald Trump e dei suoi sostenitori, quello con la famosa scritta “facciamo di nuovo grande l’America”, che è anche più o meno velatamente il motto dei Nuovi Padri Fondatori che nella serie hanno istituito lo Sfogo negli Stati Uniti di un futuro prossimo.
Lo sceneggiatore e regista di tutti i precedenti capitoli, James DeMonaco, ha scritto anche questo racconto però diretto da Gerard McMurray, autore nero come gran parte del cast. “Ho incontrato Gerard Mc Murray e siamo subito diventati una coppia artistica perfetta, anche se ho temuto di non essere adatto per la mia prospettiva di bianco italoamericano, ma credo che questa sia una storia universale e ho lavorato duro per entrare in una prospettiva diversa dalla mia”. Queste le parole dello sceneggiatore, nonché regista.

La pellicola mette subito in chiaro come, a causa di una crisi economica finanziaria senza precedenti, si affermi un terzo partito, più a destra di quello Repubblicano, i Nuovi Padri Fondatori, che con la dichiarata intenzione di riportare l’America alla sua grandezza, attua un esperimento “controllato” nell’isola di Staten, su base volontaria e retribuita tra gente che ha poco da scegliere, che non saprebbe dove andare, mentre tutti i “ricchi” lasciano la scena delle prossime violenze.

“La notte prima del giudizio”, dichiarandosi politico fin dal poster su cui capeggia il cappellino rosso con la visiera indossato dal presidente forse più odiato della storia americana, scelto anche come gadget del film, non fa mistero dell’avversione nei confronti di Trump.
Comunque, al di là delle citazioni, delle suggestioni, della satira e della politica, “La prima notte del giudizio” è un film che spaventa e che dopo la visione, lascia la sensazione che sia meglio guardarsi alle spalle e stare attenti a quello che succede perché, davvero, di questi tempi non si sa mai.

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