Michelangelo Infinito: recensione in anteprima

Un documentario artistico che illumina il genio di Buonarroti

MICHELANGELO INFINITO – LA RECENSIONE IN ANTEPRIMA

Un documentario artistico che illumina il genio di Buonarroti

Il documentario diretto da Emanuele Imbucci, ci presenta un racconto avvincente e fortemente emotivo dell’uomo e dell’artista Michelangelo, persona schiva, tormentata, con forti contrasti, passioni, ma dotato di grande coraggio nel sostenere le proprie convinzioni e ideologie.
Il racconto cinematografico, attraverso sorprendenti ricostruzioni, accompagna lo spettatore attraverso ricostruzioni storiche che ripercorrono il racconto della vita di questo meraviglioso artista.
Sfilano così, splendide da mozzare il fiato per il loro impatto visivo, la sublime Testa di fauno, il Tondo Doni, la Cappella Paolina, il Mosè, La Pietà vaticana, il David, opere che, grazie all’ultra definizione del 4K HDR, trasformano lo spettatore in protagonista di un viaggio nella inquieta vita dell’artista, trasportandolo da Firenze a Roma, da Milano alle Cave di Carrara, custodendo parte della sua anima, compiendo un’impresa senza precedenti. Tentando, con successo, una ricostruzione filologica, emotiva della Cappella Sistina, come non l’abbiamo mai vista, ne ricostruisce l’evoluzione, i cambiamenti della decorazione pittorica, dl 1508 al 1541, anno della conclusione del Giudizio Universale; il pubblico, diviene così, assistente, collaboratore e complice di quel miracolo artistico compiuto dal Buonarroti.

Michelangelo Infinito

Michelangelo infinito, definisce un nuovo genere cinematografico

Michelangelo infinito, definisce un nuovo genere cinematografico, compiendo una decisiva trasformazione di un documentario d’arte, a film, portando a compimento un dialogo tra il mondo del cinema e l’universo dell’arte, trasmettendo a pieno la potenza visiva e simbolica dei suoi dipinti e tutta la marmorea magnificenza delle sculture che riflettono il percorso artistico e psicologico di un talento ineguagliabile.
Il regista ha raccontato il suo incontro con le opere di Michelangelo e la scelta ragionata di non utilizzare critiche professionali e blasonate, ma di dare voce all’artista stesso, impersonato dall’attore Enrico Lo Verso, accompagnato dalla testimonianza di Giorgio Vasari, un sempre e bravo Ivano Marescotti.
E’, comunque nel finale, nella struggente preghiera rivolta a Dio attraverso lo scalpello, che emerge la straziante solitudine di un artista immenso, raggiungendo il più alto pathos. E proprio in questo epilogo, si crea, con lo spettatore, un sodalizio empatico, intenso e vibrante.

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