Hunter Killer: Caccia negli abissi, Recensione in Anteprima

In sala dall'otto novembre

Hunter Killer: Caccia negli abissi, si torna a parlare di sottomarini con il film action thriller

 

In Hunter Killer: Caccia negli abissi, il comandante Joe Glass (Gerard Butler) assegnato all’USS Arkansas viene mandato ad investigare sull’esplosione di un sottomarino americano nelle acque territoriali sovietiche; gli unici superstiti che vengono recuperati sono il Capitano Sergei Andropov (Michael Nyqvist) e due suoi uomini del sottomarino russo incolpato dell’esplosione.
Nel mentre il Pentagono manda una squadra di Navy Seals per sorvegliare una base sovietica; lì verranno a scoprire che il ministro della Difesa Durov sta attuando un colpo di stato ed ha rapito il presidente Zakarin con la finalità di far scoppiare la terza guerra mondiale. L’unico modo per fermarlo è far recuperare il presidente dalla squadra di Navy Seals in ricognizione e trasportarlo al sicuro con il supporto dell’USS Arkansas.

Hunter Killer: Caccia negli abissi

Hunter Killer: Caccia negli abissi

La pellicola è la trasposizione del libro “Firing Point”

Il film ci catapulta in questa sorta di Guerra Fredda odierna.  La sceneggiatura vacilla in alcuni punti e forse ciò è dovuto ad un adattamento di un testo particolarmente articolato che mette troppa carne al fuoco.
Ci sono due linee narrative che si alternano e si sviluppano, la prima riguarda ciò che succede nel sottomarino e la seconda si concentra sulla base russa e sui Navy Seals. Alcune scene funzionano più di altre, soprattutto quando l’azione si svolge sottocoperta; il colpo di stato non riesce ad essere del tutto convincente e il concetto di patriottismo americano nel finale è oltremodo ridondante.

Hunter Killer: Caccia negli abissi

Se da una parte Gerard Butler ci ha abituato a delle interpretazioni molto simili al Comandante Glass, il personaggio più interessante è il capitano Andropov interpretato dallo scomparso Michael Nyqvist che riesce a far trasparire una gamma di emozioni con piccoli gesti e battute ridotte al minimo, interessanti alcuni scambi di battute tra i due comandanti per confrontare due rovesci della stessa medaglia. Sottotono invece il personaggio di Gary Oldman che risulta più una comparsa, più cruciali invece i personaggi di Common e  di Linda Cardellini che gestiscono il recupero del presidente russo.

In conclusione un action thriller che strizza l’occhio più al classico film di guerra e che non riesce ad avere quel quid in più che il genere richiede.

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