Il Castello di vetro, recensione in anteprima del film con Brie Larson e Naomi Watts

In sala dal 6 dicembre
Il castello di vetro

Il film Il castello di vetro è tratto dal libro omonimo autobiografico della scrittrice Jeannette Walls.

Ogni famiglia ha una storia, l’infanzia di Jeannette (Bree Larson) è fatta di povertà, traslochi, catastrofi, oscuri segreti, di una madre (Naomi Watts) artista che pensa solamente a dipingere e di un padre (Woody Arrelson) che non riesce a tenersi un lavoro perché è alcolizzato, ma che quando è sobrio insegna a lei e ai suoi fratelli la bellezza delle piccole e grandi cose, un personaggio carismatico, che cattura l’attenzione dei figli con fantastiche storie e racconti.

Uno dei sogni del padre è costruire il castello di vetro, una casa eco sostenibile ad energia solare, un progetto che non riuscirà mai a realizzare, che rimarrà sempre e solo sulla carta come i sogni di Jeannette realizzabili soltanto dopo la sua fuga.

Ormai a New York Jeannette cerca di nascondere il più possibile il passato e la sua disfunzionale famiglia, ma i genitori ricompariranno in città ed insieme a loro i ricordi di un’infanzia che vuole soltanto cancellare.

Related image

 

Il film scorre lento e inesorabile, alternando passato e presente; attraverso i flashback della protagonista assistiamo ad una storia essenziale, fatta di illusione, speranza, delusione, vergogna, consapevolezza e accettazione.
Si evidenzia soprattutto il legame che Jeannette ha con il padre, che con il passare del tempo diventa sempre più conflittuale, fino ad arrivare ad una conclusione rappresentata nella cena di famiglia nel finale.

Interessante l’interpretazione di Brie Larson nei panni della protagonista che alterna decisione e fragilità creando empatia con lo spettatore.
Nel ruolo di Rex Walls, capostipite della famiglia, troviamo un ottimo Woody Harrelson a suo agio in un ruolo di un personaggio difficile, emotivamente complesso, ma che riesce a creare un legame palpabile con la figlia, una sfida che potrebbe regalargli un’altra nomination agli Academy dopo quella dell’anno scorso con il film “Tre manifesti a Ebbing  Missouri”.
Da citare anche Naomi Watts nel ruolo della madre bohémien, più marginale nel quadro familiare, ma che persegue uno stile di vita controcorrente, anche in questo caso si sottolinea il rapporto emozionale tra lei e il marito Rex che rimarrà solido fino alla fine.

Image result for the glass castle

 

Un piccolo film che fa riflettere sulle dinamiche familiari e su come si possa costruire un’immagine di sé al di fuori delle proprie origini; alcune scene rimangono più impresse di altre come risultare un monito per chi le guarda o un solco indelebile per chi le ha vissute.

Categorie
CinemaRecensioni

Le Ultime Novità: