Green Book La recensione in anteprima

Dal 31 gennaio al cinema
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Il film “Green Book” e il racconto della storia di Tony “Lip” Vallelonga.

Siamo agli inizi degli anni 60, Tony Lip(Viggo Mortensen), soprannome datogli perché riesce a far fare alla gente quello che vuole, fa il buttafuori al Copacabana, uno dei posti più in voga nella New York di quel periodo.
Quando il locale chiude per dei lavori di ristrutturazione, Tony dovrà trovare un impiego alternativo per provvedere alla famiglia.
Verrà ingaggiato come autista dal pianista “Doc” Don Shirley(Mahershala Ali) che dovrà accompagnare in una tournée di concerti nel sud degli  Stati Uniti.
Dopo i primi scontri e qualche incomprensione, tra i due si svilupperà una forte amicizia e un grande rispetto.

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Viggo Mortensen e Mahershala Ali in “Green Book”

Guida di viaggio

Tratto da una storia vera, il film “Green Book” porta sullo schermo una comedy drama che affronta la tematica interrazziale, attraverso lo sguardo di due personaggi agli antipodi.

Non è la prima volta che il cinema utilizza il viaggio come chiave di lettura.  In “Green Book” il viaggio viene utilizzato come  espediente narrativo per raccontare un percorso interiore, che i due protagonisti intraprendono. Un continuo confronto con pregiudizi personali e situazioni al di fuori della loro confort zone.
Emblematico è il nome della guida, che dà il titolo al film, un elenco di hotel dove vengono accettate le persone di colore come Don Shirley.

Viggo Mortensen è a suo agio nel ruolo del protagonista; un italo americano di bassa estrazione sociale a tratti goffo, irriverente, leggermente stereotipato, ma con un forte senso della famiglia e fedele ai suoi ideali.
Invece Mahershala Ali  fa suo il personaggio di Doc e lo caratterizza, cucendosi addosso l’immagine del pianista virtuoso, che vive in una prigione personale, fatta di solitudine e bisogno di accettazione e rimanendo in balia tra due mondi.
Da citare l’interpretazione di Linda Cardellini nel ruolo della moglie di Tony, un personaggio dolce, ma nello stesso tempo forte e deciso.

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Una scena del film

In conclusione

Alla regia di “Green book” troviamo Peter Farrelly. Alla sua prima prova in un film di questo tipo, confeziona un prodotto che va oltre il fattore della razza, del colore e dei preconcetti.
La struttura narrativa funziona per la gran parte del tempo, bilanciando scene emotivamente forti a scene più leggere ed emozionali.
Una pellicola con una forte connotazione americana che sottolinea un periodo storico pieno di conflitti interculturali.

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