ALBE, recensione del docu-film sugli alieni in Italia

A Life Beyond Earth
ALBE – A Life Beyond Earth
ALBE – A Life Beyond Earth

Documentari sugli extra terresti, più o meno “scientifici” ve ne sono a bizzeffe. E questo ALBE (acronimo di A Life Beyond Earth) di Elisa Fuksas, potrebbe ingannare il possibile spettatore, facendogli credere di essere dinanzi a un banale documentario sugli UFO. Niente di più errato! Non troverete nessuna risposta alla vita al di fuori della Terra o prove inconfutabili dell’esistenza degli extra terrestri. Elisa Fuksas, insieme allo sceneggiatore Tommaso Fagioli, realizza un documentario ben diverso, anche se il fulcro sono sempre gli extra terrestri.

L’opera segue otto persone, tutte di Roma, legate tra loro perché appartenenti al gruppo ALBE (da qui il titolo del film). Persone convinte di essere in stretto contatto con essere gli extraterrestri per le più disparate ragioni, addirittura uno di loro è certa di essere un alieno. Il gruppo è alla continua ricerca della vita non terrestre, per questo scrutano spesso il cielo, e di cui ognuno di loro ha prove incontrovertibili, ma senza nessun fondamento scientifico. Le solitudini di queste persone trovano così un punto d’incontro e di aggregazioni dato proprio dal gruppo ALBE. Qui le loro strampalate teorie, divengono verità assolute e quando sono tra di loro sentono di non essere “pazzi”, come gli altri li apostrofano, ma anzi detentori della verità assoluta. Gli otto protagonisti nel raccontare le loro esperienze non riescono quasi mai a celare l’emozione dell’essere ripresi, anzi vi sono goffi tentativi, ma abilmente la regista non nasconde, per minimizzare così il più possibile l’azione esterna dell’osservatore su ciò che sta registrando, e aumentando il valore documentaristico dell’opera. Assistiamo asetticamente, allo svolgersi delle loro storie ed è lasciato solo allo spettatore il giudizio finale. Certo si potrebbero leggere tra le righe aspetti e risvolti politici, sociali, dell’Italia di oggi, e forse ci saranno anche, ma ciò che conta maggiormente a nostro avviso e la volontà di rappresentare una fuga dalla solitudine esistenziale che tende a isolare sempre di più le persone, ma che in questo caso sono state così isolate, o si sono isolate, che infine hanno trovato un punto di incontro che in questo caso è l’ALBE.

Un documentario che spesso vi strapperà un sorriso, pere non dire una risata, ma che alla fine vi mostrerà quanto alienante, è il caso di dirlo, è la solitudine.

Una nota di merito va anche alla regia sempre attenta a ogni singola inquadratura, e all’ottima fotografia che realizzano un realismo mai finto o patinato.

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