I morti non muoiono; la recensione in anteprima

Dal 13 giugno al cinema
I morti non muoiono
I morti non muoiono

Torna Jim Jarmush con un film zombesco!

L’abuso spropositato delle risorse del pianeta ha provocato la frattura della calotta polare e lo spostamento dell’asse terrestre. Dopo alcuni inquietanti segnali di avvertimento come trasmissioni radio misteriosamente malfunzionanti, animali domestici che scappano bruscamente dalle abitazioni e inspiegabili allungamenti delle giornate, a Centerville, da qualche parte in Ohio, il mondo chiede il conto agli uomini. A difendere l’ordine e la cittadina ci sono Cliff Robertson (Bill Murray), capo della polizia, Ronnie Peterson (Adam Driver), agente che sembra sapere tutto di zombie e Mindy Morrison (Chloë Sevigny), poliziotta fifona che vorrebbe solo fuggire lontano.

Il noioso equilibrio del posto precipita nel caos con l’arrivo di Zelda Wiston, (Tilda Swinton), impresaria delle pompe funebri e esperta nel brandire con maestria una spada da samurai. Tra spade e fucili, le cose volgono al peggio, con l’invasione di zombie, risoluti a divorare ogni essere vivente e a rievocare le loro fissazioni terrestri quali caffè, Chardonnay, telefonini, chitarre e antidepressivi.

Il film mostra gli zombi come alter ego dei consumatori senza cervello

Può un regista (Jim Jarmusch) piuttosto lontano dal cinema del terrore e ancor più distante per stile e contenuti dalla commedia, girare un film che si permette di prendere in giro gli abusati cliché del genere horror? Su un pianeta dove tutto è andato in malora, il regista esercita ironia e uno stile che si fa morale e visione del mondo. Sulle note di Sturgill Simpson, la cui canzone presta il nome al titolo originale “The Dead Don’t Die”, Jim Jarmush realizza una commedia sui morti viventi e conferma l’orrore che gli ispira il mondo contemporaneo, che non ha più nulla da offrire in quanto i suoi migliori frutti sono già stati raccolti.

Un po’ commedia e non troppo horror

La pellicola risente di ritmi lenti e rilassati con uno sguardo alle persone e alle cose del mondo, con ironia ignora molte regole fingendo di seguirle. La vera apocalisse che interessa è quella del nostro mondo scemo e ripetitivo, che segue il copione anche quando sa che il finale non è lieto. Nel corso del film vengono toccate anche diverse tematiche quali la distruzione ambientali, i pregiudizi razziali, gli orrori del capitalismo, ma sempre in modo frivolo e talmente breve da non avere mai la possibilità di evolversi in qualcosa di sostanziale. Jim Jarmusch si rivolge ai suoi seguaci che stanno rovinando il mondo moderno e mentre gli zombie invadono la cittadina, vengono sospinti in avanti dall’elemento consumistico che hanno amato di più in vita, dal vino chardonnay agli iPhone, dalle bibite Snapple ai wi-fi illimitato. Appare scontato che la finalità del film sia quella di rendere omaggio, se pure superficialmente, ai suddetti titoli che scimmiotta più che a rompere davvero gli schemi per dire qualcosa di interessante.

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