Pepe Mujica, una vita suprema – La recensione in anteprima

Al cinema dal 13 al 16 ottobre

Pepe Mujica, una vita suprema – La recensione in anteprima
Nelle sale dal 13 ottobre

Il regista serbo Emir Kusturica filma un doveroso e sobrio omaggio a Josè Pepe Mujica, ex presidente dell’Uruguay, prendendo parte alla vita pubblica e privata di Mujica, registrando conversazioni, viaggi e visite negli ultimi suoi giorni di presidenza.
Come lo stesso Emir Kusturica afferma: “Di tutti i rivoluzionari Mujica è quello di maggior successo. È un filosofo con una mente pratica. Il film racconta l’esperienza umana di essere un membro di un gruppo di guerriglia urbana avendo la calma e la saggezza per ripensare il mondo contemporaneo.”

Per raccontare la storia della vita di Josè “Pepe” Mujica, l’ex membro dei Tupamaros, il regista sceglie la via della conversazione informale, consapevole del fatto che l’ex presidente non ha bisogno di presentazioni essendo un personaggio noto ed amatissimo dal suo popolo come narrano i suoi tanti soprannomi: “il Che Guevara senza sigaro”, il “Presidente più povero del mondo”, che apostrofa le platee ai suoi comizi affermando che dovrebbero scambiarsi il posto: il popolo sul palco e lui, il suo rappresentante, di sotto ad ascoltarlo.
Quello che ne viene fuori è il ritratto di un uomo orgoglioso del proprio passato, ma capace di sognare un futuro migliore. “El Pepe”, attivista politico e uomo umile, è diventato presidente dell’Uruguay restando fedele a quello in cui ha sempre creduto: il cambiamento. E proprio attraverso una serie di interviste, dove Kusturica sorseggia il mate, bevendo dalla stessa cannuccia usata dal “Pepe” per prepararlo e soffia il fumo del suo sigaro, per darsi un tono da Che Guevara. Mujica viene così raccontato nei suoi caratteri più nobili: la fattoria nella periferia di Montevideo, dove lavora guidando lui stesso il trattore con uno stipendio minimo, adesso come quando era al vertice dello Stato, il maggiolino del 1987, che si rifiuta di vendere, il passato guerrigliero, il presente da marito e sostenitore di Lucia Topolansky (numero due del governo attuale). Attraverso queste interviste, il regista scava nell’uomo con cui discutere il senso della vita da un punto di vista politico, filosofico, estetico e poetico. Toccante la confessione di un sincero rimpianto per non aver avuto figli come significativa la grande maestria dell’uomo che non smette mai di lottare e che è sempre capace con il suo esempio di insegnarci a perseguire i nostri ideali sempre e con convinzione anche quando possono sembrare utopie.

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