Tolo Tolo, recensione in anteprima del film di Checco Zalone

Lui, granello di sale in un mondo di cacao
Tolo Tolo

Tolo Tolo – La recensione in anteprima
Lui, granello di sale in un mondo di cacao

“Tolo Tolo” racconta di Checco, un uomo “non compreso” in madre patria che si ritrova in Africa. Tuttavia una guerra lo costringe a rivedere i suoi piani e fare ritorno in Italia. Il viaggio verso casa però è tortuoso e pieno di difficoltà e Checco si ritrova a diventare un “migrante” come tanti, con le stesse problematiche da affrontare. Clandestino, immigrato, unico uomo bianco tra gli africani, cerca accoglienza e inserimento, presentandoci un intelligente e coraggioso spaccato dei nostri giorni, evidenziando tutte quelle contraddizioni che, ormai da anni, contraddistinguono noi italiani.

Approfondimento:

Tolo Tolo è un film di Checco Zalone, (al secolo Luca Medici) che rispecchia la sua visione del mondo, attraversato a piedi, su un pullman stracarico di “esseri umani” alla ricerca di qualcosa di migliore, rimanendo sempre fedele alla sua apparente superficialità, che altro non è che il prodotto di dinamiche socioeconomiche della contemporaneità. Questa volta però, Checco Zalone, non è soltanto interprete e coautore della sceneggiatura, ma anche regista, sempre pronto ad aprire mille interrogativi su un discorso continuamente interrotto. Anche la colonna sonora che accompagna la visione del film è di sua realizzazione a cominciare dalla canzone “Se t’immigra dentro il cuore”, per finire a quella delle ultime scene, “La cicogna strabica”, cantata dalle sue figlie.

“Tolo Tolo” che significa “Solo Solo” ha due significati: è il film d’esordio alla regia di Checco Zalone e della fiducia di un bambino (Doudou “come il cane di Berlusconi”). Attraverso l’ironia, demenziale, pungente e spesso grottesca, Zalone, cerca il confronto partendo da un tema molto umano e di drammatica attualità.
Il film, diverte e fa riflettere con cinismo e leggerezza sulla scorrettezza della politica odierna, sui migranti innamorati delle griffe, sui nostalgici mussoliniani (perché “il fascismo ce l’abbiamo tutti dentro, pronto a riemergere come la candida”).

Conclusioni:

Nella sua totale rappresentazione dell’italiano medio e dei suoi difetti ricorrenti, “rifugge furbescamente la legalità, dice cose assurde, si atteggia senza ritegno”, Checco Zalone si mantiene in perfetto equilibrio sul piano della correttezza politica, ponendo il pubblico di fronte alle proprie meschinità e ipocrisie, con una bella lezione di umanità. Accanto a lui il cast di origine africana che risulta difficile etichettare come migrante, ma fa invece riflettere sul tema che in una società ingiusta, siamo tutti clandestini ed è un attimo ritrovarsi dalla parte sbagliata del confine.

 

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