The Lost City: La recensione del film

Al cinema dal 21 aprile

The Lost City Il nuovo film con Sandra Bullock

Loretta Sage(Sandra Bullock) è una scrittrice di romanzi rosa che negli ultimi 5 anni si è rinchiusa in casa dopo la morte del marito.

Vista l’uscita del suo ultimo romanzo, l’editrice le organizza un press tour insieme ad Alan(Channing Tatum), il modello cover boy che dà le sembianze di Ash, il personaggio maschile protagonista dei  romanzi.

Loretta verrà rapita durate l’evento da Abigail Fairfax(Daniel Ratcliffe), un miliardario che è alla ricerca di un tesoro inestimabile e che ha bisogno  di lei  poiché è l’unica persona che può decifrare la mappa.

Dopo aver scoperto del rapimento Alan partirà alla ricerca di Loretta con l’aiuto di Jack Trainer.

The Lost City – Un’avventura nella giungla che poteva dare di più

La commedia action The Lost City propone una storia non originalissima, con delle buone premesse e degli spunti interessanti, che si perdono nell’evoluzione della narrazione.

Il rapimento della protagonista è soltanto l’espediente narrativo, per far partire una storia che segue i due, Il suo personaggio e quello di Alan/Ash in questa fuga rocambolesca nella giungla. Un’avventura che strizza l’occhio a film come Indiana Jones, L’inseguimento della pietra verde e Jumanji.
Il duo protagonista cerca di scappare da un villain con una caratterizzazione abbastanza banale che non convince del tutto,  interpretato da un isterico stizzito Daniel Radcliffe.

I fratelli Nee riescono a fare delle scelte registiche interessanti gestendo in modo funzionale il lato action del film senza esagerare. Ridimensionandolo rispetto ad altri franchise fin troppo chiassosi ed esplosivi.

Se da una parte la caratterizzazione volutamente stereotipata dei personaggi risulta essere una scelta abbastanza funzionale in alcuni momenti, soprattutto nella prima parte del film.
Dall’altra parte ci ritroviamo ad avere delle scene fini alla gag che estremizzano fin troppo alcuni situazioni, appesantendo alcuni trope(cliché) utilizzati nelle commedie di genere.

Un peccato perché The Lost City tira fuori alcuni spunti si cui riflettere. Come la ridefinizione dell’identità della donna e la ricerca/bisogno di mercificare l’uomo come strumento d’immagine in una continua battaglia dei sessi. Troviamo inoltre una visione diversa del genere del romanzo rosa che solitamente viene banalizzato.

L’accoppiata Sandra Bullock e Channing Tatum ha una buona chimica e riesce ad essere convincente la maggior parte delle volte. Purtroppo viene sfruttata poco in una sceneggiatura che poteva dare molto di più, soprattutto nella seconda parte della pellicola dove vengono utilizzate idee già straviste.

Diverte il personaggio di Jack Trainer intrepretato da un divertito Brad Pitt che non si vedeva più tempo.

In Conclusione

Nel complesso però The Lost City è una commedia godibile che intrattiene e diverte. Il suo punto di forza è proprio quello di non pretendere e di non prendersi sul serio, utilizzando un tipo di comicità che ricorda le commedie action dei primi anni 2000 finalizzate esclusivamente ad intrattenere il pubblico in sala. Manca però di quel quid in più per poter spiccare nel genere.

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